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Manovra AIFA sul prezzo degli equivalenti.

L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), ente deputato a controllare l’immissione in commercio dei farmaci, ha stabilito di ridurre radicalmente i rimborsi dello Stato per i farmaci generici ‘passati dalla mutua’, ossia quelli prescritti dal medico di famiglia e pagati dal Sistema Sanitario.

A partire dal 15 Aprile 2011 è entrato in vigore un listino, pubblicato sul sito www.agenziafarmaco.gov.it, nel quale, per ciascuno dei 4.188 farmaci generici a prescrizione, si è stabilito il nuovo costo che lo Stato è disposto a pagare. Di conseguenza le aziende produttrici di farmaci generici sono state invitate ad abbassare i prezzi dei prodotti, adeguandoli ai rimborsi, con riduzioni che raggiungono il 40% del prezzo originale.

La risposta delle aziende farmaceutiche

A seguito di questo provvedimento, le aziende di farmaci generici, rappresentate da Assogenerici (l’associazione di settore) hanno dichiarato che (Comunicato Stampa Assogenerici 18.4.2011) “la riduzione dei prezzi è tale da rendere impossibile la produzione della totalità dei medicinali toccati dalla manovra, nelle attuali condizioni del mercato italiano. Come sempre hanno fatto, le aziende produttrici di equivalenti, laddove è possibile, provvederanno ad abbassare i prezzi per venire incontro alle necessità finanziarie dello Stato, ma un taglio dell'entità prevista dalla delibera, 600 milioni, è al di là delle possibilità del mercato”.


Secondo i produttori, infatti, benché sia già in atto una revisione, laddove possibile, dei prezzi dei prodotti da parte di molte aziende, i tagli richiesti sono sostanzialmente insostenibili, soprattutto per le aziende più piccole, che non possono contare su volumi di produzione ampi e che potrebbero essere costrette a ritirarsi dal mercato italiano. Farmindustria, per voce del presidente Sergio Dompè, ribadisce il rischio di  perdita di posti di lavoro che deriva dallo spostare la produzione all’estero anche da parte di molte farmaceutiche italiane: “Si rischiano 8-10 mila posti di lavoro” (La Repubblica, 20.04.2011).

Le motivazioni delle case farmaceutiche: un mercato ancora immaturo.

Per comprendere il motivo di queste dichiarazioni, è necessario sapere che il mercato italiano del farmaco generico è ancora molto immaturo. Infatti, oggi in Italia solo il 10% dei farmaci dispensati è equivalente, contro quote del 50%-70% negli altri paesi europei. Questo significa che la maggior parte delle aziende di farmaci generici non possono ancora contare su grandi volumi di produzione, un aspetto fondamentale per sostenere radicali riduzioni dei listini dei propri farmaci. Molte di loro, dopo questo provvedimento, potrebbero essere costrette a ritirarsi. Potrebbe dunque succedere che la quota di mercato occupata oggi dai medicinali equivalenti invece di aumentare, come tutti auspicano, si riduca, passando dal 10% al 7%.

Questa situazione va dunque a svantaggio della diffusione dei generici, che in realtà rappresentano un’occasione di risparmio irrinunciabile per il Sistema Sanitario, soprattutto nel lungo termine. Quello che le aziende chiedono è in sostanza che la riduzione dei prezzi vada di pari passo con l’aumento della diffusione dei generici, come succede nel largo consumo nel quale, se un prodotto è venduto in grandi quantità, tendenzialmente potrà costare meno. L’allarme è stato ribadito anche dai farmacisti, per voce del presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti, FOFI, Andrea Mandelli che, a commento della riduzione del prezzo dei farmaci a brevetto scaduto precisa come ci sia “il rischio che alcuni medicinali, anche importanti, scendano al di sotto della soglia dell’economicità per chi li produce, come è accaduto per esempio per alcune eparine più datate” (Comunciato Stampa FOFI, 31.03.2011).  

I timori dei cittadini: e adesso chi paga?

Nel breve termine, però, la preoccupazione del cittadino è forte: se le aziende non potranno ridurre i prezzi dei generici, chi pagherà la differenza tra il costo e il rimborso dello Stato? I cittadini?
A temere nuovi ticket, soprattutto a carico dei pazienti più anziani, spesso pazienti cronici che vivono di pensione, è Federanziani, che ha lanciato l’allarme qualche giorno fa. In base all’analisi del proprio centro studi, i cittadini si potrebbero trovare a pagare di tasca propria quei 240 milioni di euro rimasti scoperti dalle nuove quote di rimborso AIFA, con ticket che vanno da 1-2 euro alla cinquantina. Federanziani “chiede all'Aifa e alle associazioni delle aziende farmaceutiche di illustrare con chiarezza gli scenari che potrebbero aprirsi con l'adozione del provvedimento” (ANSA, 15.04.2011).

Alcune Regioni stanno correndo ai ripari: la Toscana ha stanziato 400 mila euro (ADNKronos, 19.04.2011; Delibera della Regione Toscana del 18 aprile 2011) per evitare nuovi ticket per i farmaci generici. Ma la discussione è aperta e oggi è più che mai urgente un confronto con tutte le parti per comprendere se l’Italia abbia o meno la volontà di scommettere su un mercato, quello dei generici, che negli altri Paesi sta portando grandi vantaggi sociali, ossia risparmio sulla spesa sanitaria e un incremento dell’occupazione professionale.

 

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Contenuti a cura di:

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Per la sezione Prossimi equivalenti, fonte www.assogenerici.it

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Aggiornati al 14/01/2013

Zentiva - i farmaci equivalenti di Sanofi