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Gli scienziati della Technical University di Monaco di Baviera, riferiscono di uno studio nel corso del quale hanno monitorato e intervistato 619 pazienti nelle 24 ore successive all’uscita dall’unità di terapia intensiva

L’eccesso d’ansia ci blocca, ci rende improduttivi, ci atterrisce, certo. Ma come ben sanno gli psicologi vale anche il contrario. L’assenza assoluta di un moto di stress, di qualche pur lieve paura può essere altrettanto paralizzante, tanto che a sua volta è un meccanismo difensivo messo in atto spesso dagli ansiosi stessi. Davanti al timore dello stress lo si annienta del tutto: si tende a uscire dal mondo per evitare il problema. L’aspetto curioso, rilevato ora da una ricerca tedesca, è che tali meccanismi non coinvolgono solo la psiche, ma anche gli aspetti più strettamente fisiologici, muscolo cardiaco incluso.

Lo si legge sulla rivista Clinical Research in Cardiology, dove gli scienziati della Technical University di Monaco di Baviera, riferiscono di uno studio nel corso del quale hanno monitorato e intervistato 619 pazienti nelle 24 ore successive all’uscita dall’unità di terapia intensiva, al seguito di un infarto miocardico.

Tra essi - riferiscono - il 12% soffriva di un disturbo d’ansia e proprio gli “ansiosi” hanno reagito più rapidamente degli altri, captando molto prima l’insorgenza del problema. Ed è una differenza tutt’altro che banale, visto che - ricordano i ricercatori - “ogni mezz’ora è cruciale per le probabilità di sopravvivenza dopo un infarto”. In questo caso il divario riscontrato è ben maggiore. Le donne che soffrivano d’ansia hanno raggiunto l’ospedale quasi due ore prima rispetto alle altre. Curiosamente, la differenza è risultata assai meno marcata tra gli uomini: “l’anticipo dell’ansioso”, in questo caso, è stato conteggiato in un tempo medio di 48 minuti.

Tutto questo non inficia comunque il fatto che tali benefici si accompagnano ad altissimi costi. Chi soffre d’ansia è pesantemente esposto a maggiore stress, senso di spossatezza estrema e malessere generale. L’ansia era e rimane un fattore di rischio cardiovascolare, anche se poi l’ansioso è più rapido nell’affrontare il problema, con quel che consegue per le probabilità di soluzione.

Ma la conclusione degli scienziati tedeschi è anche un’altra, e cioè che bisogna sempre ascoltare le persone, guai a snobbarne le preoccupazioni di salute, in quanto ritenute figlie dell’ansia. Vale l’esatto contrario. “I dottori dovrebbero prendere quelle preoccupazioni molto sul serio, tali pazienti possono essere ancor più utili e collaborativi quando sentono di ricevere una risposta alla richiesta di aiuto”. E vale qui anche il paradosso: “Una malattia può a volte proteggere da un’altra malattia ancor più seria”.

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