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Si spende troppo in farmaci in Italia? In realtà no, specie al raffronto con gli altri principali Paesi europei. Il problema, documentato tra gli altri dall’Aifa, è piuttosto che si spende spesso male, soprattutto al Sud: relativamente pochi farmaci generici e troppi antibiotici. O ancora, sull’osteoporosi, troppi integratori da vitamina A e pochi farmaci preventivi

I titoli giornalistici sono talora fuorvianti, a volte anche rispetto al contenuto stesso dell’articolo e agli intenti dell’autore. Un rapporto dell’Agenzia Italiana del Farmaco ha messo la lente d’ingrandimento sulla spesa per i farmaci nelle diverse Regioni italiane sulla base di un’indagine OsMed, e qualche sintesi di stampa sembra inchiodare l’intero settore e l’intero Paese all’ambito degli “sprechi”. Non è così, in quanto i numeri complessivi sulla spesa farmaceutica in Italia sono viceversa ben inferiori rispetto agli altri principali Paesi europei. 

Un problema reale nondimeno emerge, e verte sulla “qualità” della spesa che, specie nel Mezzogiorno, palesa evidenti criticità, a iniziare dal ritardo nel ricorso ai farmaci equivalenti, con quel che consegue per i mancati risparmi delle persone e la qualità delle loro cure. “Abbracciare chi rischia di restare ai margini del diritto alla salute sancito dalla Costituzione e spesso suo malgrado tradito dal Servizio Sanitario Nazionale”, ha incalzato il presidente di Assogenerici Enrique Häusermann, nella sua recente Assemblea pubblica a Roma.

Si potrebbe spendere infatti meno, con i generici, che hanno la medesima, certificata, efficacia e sicurezza terapeutica, e invece si spreca ancora, paradossalmente soprattutto nelle Regioni in maggiore difficoltà economica. E anche sulla tipologia di farmaci a volte si spende male.

Una delle problematiche maggiori riguarda gli antibiotici, che possono essere talora salvifici, ma il cui abuso è fonte di effetti avversi e anche del drammatico e crescente fenomeno dell'antibiotico-resistenza. Ed è di nuovo al Sud che si distingue per una spesa talmente elevata da far pensare – dice Francesco Trotta, coordinatore del gruppo di lavoro OsMed - “ad una potenziale inappropriatezza”.

Un altro aspetto critico, sollevato anche tramite uno studio internazionale presentato in questi giorni dalla Fondazione Firmo, coinvolge la cura dell'osteoporosi. Per quel che riguarda la vitamina D, il suo consumo (che può essere prezioso, ma senza abusi) ha in questi anni numeri da boom, soprattutto in Regioni “soleggiate” come la Calabria e la Puglia, mentre altri farmaci preventivi di comprovata efficacia restano ai margini, anche perché perlopiù prescrivibili in pochi centri specializzati e non dal medico di base. Costano troppo alle casse pubbliche? Secondo la stessa Fondazione vale il contrario: per risparmiare qualche milione sulla prevenzione, il Ssn spende poi quasi 10 miliardi l'anno per curare le oltre 500mila fratture annue da osteoporosi.