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Si chiama #AccessoallaSalute, è una meritoria campagna di contrasto al fenomeno dell’inaccessibilità di molti ai farmaci. Tema che chiama naturalmente all’urgenza di un maggior ricorso agli equivalenti, stessa efficacia e sicurezza terapeutica, possibilità di risparmiare e ampliare la platea dei pazienti. Strategia in uso nelle Regioni italiane più virtuose nell’assistenza

La povertà, e in generale l’ambito delle difficoltà economiche dei nostri tempi, costituiscono anzitutto un problema di salute. Lo abbiamo documentato più volte, e si susseguono riscontri sempre più preoccupanti: tra strette ai bilanci, pubblici e privati, e la pressione crescente sulla Sanità italiana (anche per il fisiologico invecchiamento della popolazione), il diritto costituzionale all’assistenza è a serio rischio, con numeri crescenti di persone di fatto costrette a rinunciare a curarsi. Su tutto questo è in partenza una meritoria campagna, #AccessoallaSalute, mirata non solo a rilanciare l’attenzione al problema, ma anche ad allargare concretamente le possibilità di accesso ai farmaci.

A rimanere escluso dalle cure, nota la Fondazione Banco Farmaceutico, sarebbe addirittura un terzo degli italiani, dato comparabile a quelli di Paesi meno sviluppati. Il “dato-choc” è inoltre aggravato, secondo un’indagine Ipsos, da seri difetti di consapevolezza sul fenomeno, nonché di fiducia di poterlo arginare. Due terzi del campione ammette di non aver neppure mai sentito parlare del tema dell’“accesso alla salute”  e solo un quinto sente di poter svolgere in prima persona un ruolo attivo di contrasto. 

Non è vero. Ed è anzi anche e prioritariamente su questo che ruota la campagna: qualcosa può esser fatto da chiunque, per il bene di se stessi e della collettività, nell’ambito dello stesso atto d’acquisto del farmaco. Il difetto di informazione si svela infatti anche qui, in quanto la medesima indagine - pur rilevando che larga parte degli italiani è oramai consapevole della piena corrispondenza tra farmaci generici e biosimilari e prodotti  di marca - documenta che il 21% a tutt’oggi teme che il prezzo più basso possa riflettere una qualità inferiore.

Il dato chiama alla responsabilità i pazienti, ma anzitutto i decisori sanitari e i medici che prescrivono il medicinale. Passare all’equivalente non significa solo spendere meno per le proprie necessità, ma generare un risparmio complessivo che potenzialmente supera il miliardo l’anno, che permetterebbe di ampliare la platea delle persone curate. Non a caso, le Regioni che assicurano livelli di assistenza superiori (perlopiù al Nord Italia) sono le stesse che fanno più ricorso ai farmaci generici.

Il nodo delle risorse per la salute è oramai tema di esteso confronto politico e anche sindacale, visto tra l’altro lo sciopero che nei giorni scorsi ha raccolto ampie adesioni tra medici e anestesisti. La realtà è che ognuno di noi può dare il suo pur piccolo contributo al diritto alla cura e ai farmaci. E questo è ancor più vero per i professionisti della salute.

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