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Sul tema immigrazione e salute se ne sentono di tutti i colori, specialmente nel mondo social. Ma la maggior parte di questi “tormentoni” altro non sono che fake news vere e proprie. A fare chiarezza una volta per tutte sono stati gli esperti che hanno preso parte al convegno  “Migranti e salute: tra prevenzione, cura e fake news”, promosso dall’Associazione medici endocrinologi (Ame), che si è tenuto a Palermo. Gli esperti sono partiti da presupposto che le migrazioni, una volta considerate un fenomeno “naturale” e spesso gradito per risolvere problemi legati allo sviluppo industriale, agricolo e di denatalità, sono oggi divenute oggetto di paure, disinformazione e di false credenze.

“In occasione del convegno si è cercato di fare luce sui dati reali talvolta ben diversi dalla rappresentazione narrativa usuale costituita da una serie di luoghi comuni per cui anche gli aspetti sanitari relativi ai migranti sono considerati aspetti ‘politico-socio-sanitari’”, spiega Piernicola Garofalo, responsabile scientifico del convegno, Unità operativa di Endocrinologia dell’Azienda Ospedali riuniti Villa Sofia-Cervello di Palermo. “Come medici il nostro operato non può muoversi da questioni politiche e suggeriamo di valutare il fenomeno migratorio - prosegue - partendo dai dati genuini che sono scaturiti a partire dal contributo di tanti operatori sanitari che quotidianamente si impegnano su tutto il territorio italiano. L’obiettivo è quindi esclusivamente etico e deontologico: fare buona informazione e far conoscere, anche nell’interesse di tutti, quali sono i bisogni e le opportunità di salute - tra prevenzione e cura - migliorando l’accesso alla fruizione del SSN, rimuovendo le barriere anche linguistiche che ancora esistono e che peraltro mettono in difficoltà anche gli italiani fragili. Ricordiamoci che la salute di una intera comunità non può prescindere dalla buona salute di ciascuno dei suoi membri”.

Gli esperti hanno così deciso di stilare un decalogo, in cui vengono elencate e smentite le fake news sulle popolazioni migranti e, in particolare, sulla loro salute e sull’impatto per la sanità italiana. La prima fake news smentita è quella secondo la quale gli immigrati residenti in Italia sono notevolmente aumentati nel corso degli ultimi cinque anni. “No l’incremento è solo dello 0,3%”, precisa l’Ame. Segue quella secondo cui gli immigrati vengono principalmente dall’Africa. “No, solo il 20%”, dicono gli esperti. Altro falso luogo comune è quello secondo il quale gli immigrati sono nella maggior parte musulmani. In realtà, i dati dicono altro: Il 52% degli immigrati è prevalentemente cristiano. Solo il 32% musulmani. Un’altra fake news molto diffusa descrivono gli immigrati come portatori di nuove malattie. “No nessun dato statistico depone in tal senso”, dice l'Ame. “Di solito gli immigrati sono ‘sani’. L’immigrato è un progetto di vita e, per tale motivo, le persone che decidono di emigrare - spiega l’associazione - sono persone sane, sulle quali sono caricate aspettative di riscatto per sé stesso e per la famiglia che resta nel paese d’origine”.

Allo stesso modo è falsa la convinzione che gli immigrati portino tubercolosi, Hiv ed epatiti. Sia nella popolazione italiana che in quella degli immigrati, i tassi di incidenza sono stabili o in riduzione. Associato a questo luogo comune c’è quello secondo il quale gli immigrati si ammalano di più. Per gli esperti, non è affatto così: almeno non per cause pregresse ma solo durante il soggiorno in Italia, per mancato accesso alle cure. Altrettanta errata è l'idea che gli immigrati maschi si recano in Pronto soccorso per malattie infettive o sessualmente trasmesse. La prima causa che spinge gli immigrati ad andare in ospedale, infatti, sono i traumatismi sul luogo di lavoro. “Gli immigrati spesso trovano lavoro in situazioni non regolari, di lavoro nero dove le più basilari norme di prevenzione degli infortuni non sono attuate”, scrive l’Ame.

Gli esperti chiariscono anche una volta per tutte che gli immigrati non sottraggono risorse economiche al nostro paese. Il saldo globale, secondo i dati ISTAT, è positivo per l’Italia. “Il tema è piuttosto complesso, tuttavia, il fatto che mediamente essi siano concentrati nella fascia di popolazione in età lavorativa, unito al progressivo invecchiamento della popolazione italiana, fa sì che l’immigrazione - si legge nel decalogo - provochi un aumento della forza lavoro, fondamentale risorsa produttiva per qualsiasi paese. Per la stessa ragione, l’apporto degli immigrati alle finanze pubbliche italiane, in termini di imposte e contributi sociali versati, eccede quello dei benefici da essi ricevuti, soprattutto perché molte delle spese relative alla salute in Italia sono strettamente legate all’età. Ne consegue che l’immigrazione offre un contributo netto positivo anche al nostro sistema di welfare, come recentemente ribadito nella relazione annuale del Presidente dell’Inps ed in numerosi studi e rapporti sul tema”.

Sbagliata è l'immagine stessa che si ha degli immigrati irregolari: la maggior parte non sono quelli che arrivano con i barconi. Sono infatti quelli che perdono il diritto di soggiorno (75%). “Spesso l’immigrato irregolare è una persona che ha perso il lavoro e di conseguenza perde il diritto di vivere in Italia. La crisi economica - dice l’Ame - non crea solo disoccupati, ma anche immigrati irregolari, Alla radice di tutto c’è l’impianto della legge sull’immigrazione, che lega indissolubilmente il permesso di soggiorno al contratto di lavoro. Ora che il tasso di disoccupazione tra gli stranieri ha raggiunto il 17%, questa regola si è trasformata in una mattanza. Basti pensare che tra il 2014 e il 2015 ben 300 mila permessi di soggiorno non sono stati rinnovati: si stima che 100 mila immigrati se ne siano andati, ma altri 200 mila sono rimasti qui, senza un documento, obbligati a vivere e a lavorare in nero”. E poi l’Italia non è affatto la meta più ambita. Soltanto il 10% degli immigrati residenti in Europa vive nel nostro paese.