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C’è più tempo del previsto per riuscire a limitare i danni di un ictus cerebrale. Per esattezza circa 9 ore dopo la comparsa dei primi sintomi. Queste sono infatti le ultime indicazioni che arrivano dagli esperti che si sono riuniti nell'ultimo congresso dell’European Stroke Organization (Esoc2019). L’ictus cerebrale è una patologia che, nel nostro paese, colpisce circa 150.000 persone ogni anno. E’ causato dall’improvvisa chiusura o rottura di un vaso cerebrale e dal conseguente danno alle cellule cerebrali dovuto dalla mancanza dell’ossigeno e dei nutrimenti portati dal sangue (ischemia) o alla compressione dovuta al sangue uscito dal vaso (emorragia cerebrale). Si stima che il 10-20% delle persone colpite da ictus per la prima volta muore entro un mese ed un altro 10% entro il primo anno. Fra le restanti, circa un terzo sopravvive con un grado di disabilità spesso elevato, tanto da renderle non autonome.

Un terzo circa presenta un grado di disabilità lieve o moderata che gli permette spesso di tornare al proprio domicilio in modo parzialmente autonomo e un terzo, i più fortunati o comunque coloro che sono stati colpiti da un ictus in forma lieve, tornano autonomi al proprio domicilio. L’invalidità permanente delle persone che superano la fase acuta di malattia determina negli anni successivi una spesa che si può stimare intorno ai 100 mila euro. Sotto l’aspetto psicologico personale e familiare poi, i costi sono ingenti e non facilmente calcolabili.

Quella cerebrovascolare è una patologia tempo-dipendente: indipendentemente dalla gravità del quadro clinico, è fondamentale che, in presenza dei sintomi dell’ictus, la persona venga trasportata dall’ambulanza del 112 al Pronto Soccorso dell’Ospedale dotato di Unità Neurovascolare (Stroke Unit) più vicino. Prima delle nuove indicazioni, si riteneva che per aumentare le possibilità di recupero e limitare le conseguenze disabilitanti causate dall’ictus cerebrale bisognasse intervenire con la trombolisi, cioè con la somministrazione di un farmaco capace di disostruire l’arteria cerebrale occlusa, entro le prime 4,5 ore dalla comparsa dei sintomi o con la trombectomia meccanica (utilizzando cioè device meccanici per via endovascolare) entro le prime 6.

Dal congresso dell’Esoc arriva invece la notizia che il trattamento trombolitico può essere somministrato, con buoni risultati, entro una finestra temporale più lunga - che può arrivare fino alle 9 ore dopo la comparsa dei sintomi - in pazienti selezionati con l’utilizzo delle più recenti tecniche di neuroimaging. “L’efficacia della terapia dipende dal tempo”, conferma Danilo Toni, presidente dell’Italian Stroke Organization e direttore dell’Unità di Trattamento Neurovascolare e Neurologia d’Urgenza Policlinico Umberto I di Roma. “È stato dimostrato che la mortalità, il rischio di emorragie intracraniche e le disabilità permanenti diminuiscono in maniera significativa ogni 15 minuti giocati in anticipo sull’ictus”, aggiunge.

Nel corso del congresso è stata ribadita l’importanza dei 7 campi inseriti nel Piano di Azione per l’Ictus in Europa 2018-2030: prevenzione primaria, organizzazione dei servizi dell’ictus, gestione dell’ictus acuto, prevenzione secondaria con follow up organizzato, riabilitazione, valutazione degli esiti e della qualità dei servizi, la vita dopo l’ictus. “Il Piano di Azione, al quale hanno aderito tutti i Paesi Europei, ha sicuramente degli obiettivi ambiziosi, come la riduzione del numero assoluto degli ictus in Europa del 10%, il trattamento di almeno il 90% dei pazienti colpiti in una Unità Neurovascolare (Stroke Unit) come primo livello di cura e la creazione di piani nazionali specifici che comprendano tutto il percorso, dalla prevenzione primaria fino alla vita post ictus”, dichiara Francesca Romana Pezzella, neurologo presso la Stroke Unit dell’Ospedale San Camillo di Roma e delegata A.L.I.Ce. Italia per S.A.F.E., E.S.O. e W.S.O e selezionata dal direttivo ESO come co-presidente per la implementazione dell’Action Plan in Europe nel triennio 2018-2021. “Dobbiamo considerare che, in base ai dati raccolti nello studio Burden of Stroke – Impatto dell’Ictus in Europa (pubblicato nel 2017), si stima che entro il 2035 si verificherà complessivamente un aumento pari al 34% del numero totale degli eventi cerebrovascolari acuti nell’Unione Europea e che, conseguentemente, salirà anche il numero delle persone che dovrà convivere con gli esiti di una patologia che diventa cronica”, aggiunge.

Questi obiettivi sono pienamente condivisi, nel nostro paese, dall’Osservatorio Ictus Italia, costituito nel 2016 dall’Intergruppo Parlamentare sui Problemi Sociali dell’Ictus e da A.L.I.Ce. Italia Onlus (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale), in collaborazione con ISO (Italian Stroke Organization), ESO, Dipartimento Malattie Cardiovascolari, Dismetaboliche e dell’Invecchiamento dell’Istituto Superiore di Sanità e SIMG (Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie). “Riteniamo necessario favorire una maggiore consapevolezza sulle problematiche legate all’ictus a livello istituzionale, sanitario-assistenziale, scientifico-accademico e sociale, in particolare sulle modalità di prevenzione e di cura di questa devastante malattia”, conclude Nicoletta Reale, presidente di A.L.I.Ce. Italia Onlus. “Obiettivo condiviso dell’Osservatorio è quello di far adottare in tutto il paese - continua - criteri scientificamente basati e uniformi in materia, mettendo in atto politiche dedicate sia a livello nazionale che regionale, da una parte coinvolgendo gli operatori sanitari affinché vengano adottati modelli organizzativi efficaci, e dall’altra, sensibilizzando l’opinione pubblica sull’importanza di adottare uno stile di vita sano per prevenire e contrastare le malattie cerebrovascolari e quelle cardiovascolari”.