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tag Forse non l’abbiamo ancora capito fino in fondo, ma se è il pianeta che ci ospita ad avere la febbre il danno è devastante per la nostra salute. Lo è già ai nostri giorni, e se non invertiamo la rotta, ma entro 20 anni saremo al non-ritorno, ricorda l’Istituto Superiore di Sanità, parlando addirittura di “Olocausto a fuoco lento”. E tra le conseguenze già accertate dei cambiamenti climatici c’è anche la depressione

La tendenza al disinteresse è per certi versi comprensibile, sembrano problemi che stanno al di sopra della nostra capacità di comprensione e controllo, oltre che del nostro piccolo vissuto. Dovremmo invece prenderne piena coscienza, specie nella “stagione delle influenze”, che è il pianeta ad “avere la febbre”, che ciò ha ricadute gravi per la salute, e che non si cambia seriamente rotta, a livello pubblico e privato, il danno può essere irreparabile.

“Si tratta, in un certo senso, di un Olocausto a fuoco lento”, la frase choc di Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), che ha promosso e ospitato il Convegno “Health and Climate Change”, alla vigilia di un altro consesso globale, la Conferenza Internazionale sul Clima, in Polonia, chiamata a dare qualche seguito all’Accordo di Parigi sul Clima, che già registra retromarce eccellenti (gli Stati Uniti) e soprattutto obiettivi già mancati in tema di emissioni inquinanti.

Quelle di anidride carbonica risultano infatti in aumento anche quest’anno, come nel 2017, dopo un triennio in cui si era finalmente tracciata un’inversione di rotta. “20 anni per salvare il pianeta dai cambiamenti climatici e dagli effetti devastanti che questi avranno sulla salute dell'uomo e dei territori”, la scadenza fissata da Ricciardi, nella consapevolezza peraltro che i gravi danni sono già in atto, tant’è che solo in Italia si stima che “ben il 12% dei ricoveri pediatrici in ospedale sono connessi all'inquinamento”. E il pericolo futuro è che “i nostri nipoti non possano più stare all’aria aperta per larga parte dell’anno a causa delle alte temperature”, strettamente connesse con le emissioni nocive.

Su scala globale, il computo è di ben 9 milioni di morti l’anno  attribuibili direttamente all’inquinamento, e potrebbero raddoppiare nell’arco di un trentennio, conteggia Philip Landrigan, esperto del Boston College, aggiungendo che si tratta solo di una sottostima basata su dati accertati. “sono oltre 89mila le sostanze chimiche a cui siamo esposti, e solo per la metà ci sono analisi della tossicità per la salute”. La geografia del danno è inoltre ancor più colpevole, in quanto larga parte dei decessi si verifica nelle aree povere e tra i bambini. 

Nessuno, però, si senta escluso, né pensi che il danno sanitario sia confinato ad alcune patologie specifiche. Sempre dal convegno dell’Iss, è emersa una conseguenza perfino sul piano psichico. Più casi di stress post-traumatico legato a disastri naturali, ma anche più suicidi correlati all’innalzamento delle temperature. Ė cioè già in atto una ricaduta sulla principale causa della disabilità, la depressione. Un fenomeno che chiama all’attenzione anche sull’ambito dei farmaci, in particolare quelli che hanno un effetto sulla termoregolazione, alimentando la sensibilità agli sbalzi, sempre più ampi, delle temperature.