Obesità fa rima con mortalità


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Viviamo in un mondo con quasi due miliardi di corpi in sovrappeso e almeno 650 milioni di obesi, con un’incidenza addirittura triplicata negli ultimi trent’anni. I dati sono quelli ufficiali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), e questo ci dovrebbe già distogliere dall’errore più comune: quando guardiamo il nostro girovita, la nostra preoccupazione è perlopiù “estetica”. Errore grave, perché è in ballo ben altro: la nostra stessa salute.

Il sovrappeso ci espone a una pluralità di problematiche metaboliche, cardiovascolari, articolari, perfino tumorali. Insomma, come già ricordato su questo portale, “di sovrappeso si muore”. La stessa Oms stima addirittura 2,8 milioni di decessi l’anno specificamente attribuiti ai chili di troppo e gli eccessi alimentari hanno anche un rilevante costo economico, tant’è che si calcola che circa il 7% dell’intera spesa sanitaria europea sia impiegata nella cura di patologie connesse all’obesità come diabete, ipertensione arteriosa, patologie cardiache.

La London School of Hygiene, con uno studio pubblicato su Lancet, ha ora provato a determinare “quanto” l’obesità accorci la vita. Sono state quindi consultate le cartelle cliniche compilate dai medici di base, “neutralizzando” la compresenza di altri fattori di rischio (dal fumo ai pregressi patologici). Ebbene, tra gli “obesi” (con un indice di massa corporea – Bmi - superiore a 30) l’aspettativa di vita è risultata di 4,2 anni in meno tra gli uomini e di 3,5 tra le donne. Cifre impressionanti, anche perché si tratta di medie.

La stessa ricerca ha evidenziato un effetto analogo anche del “sottopeso” ma, a detta degli stessi ricercatori, il dato non è così rilevante perché può scontare anche la presenza di qualche malattia. A uscire comunque rafforzato è il concetto che “Il Bmi è uno degli indicatori principali di salute”. Per accertare il proprio, e verificare la propria posizione, dal “sottopeso” all’“obesità”, è attivo tra l’altro un apposito calcolatore sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità, anche se si tratta solo di una approssimazione  - come specifica lo stesso portale - in quanto tiene conto solo dell’altezza e del peso, mentre in realtà incidono, per una corretta valutazione personalizzata, anche variabili quali la massa muscolare, l’età, il sesso.

L’amara realtà d’insieme è che siamo ancora lontani da invertire la rotta sul problema e sulla consapevolezza dello stesso. In sede europea è stato lanciato da anni un apposito “Piano d’azione”, che ha definito otto aree di intervento: “sostenere un sano inizio della vita, promuovere ambienti sani (in particolare nelle scuole e gli asili), rendere l’opzione sana la scelta più semplice, limitare la commercializzazione e la pubblicità rivolta ai bambini, informare e responsabilizzare le famiglie, incoraggiare l’attività fisica, monitorare e valutare il fenomeno, potenziare la ricerca”. Ma nei fatti quel Piano finora è largamente rimasto sulla carta.