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“Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare”, si legge nella Genesi, e questo ci ricorda come il “digiuno” sia stato il primo comandamento impartito dall’umanità. Vale nella cristianità, così come nel Ramadam musulmano o nello Yom Kippur ebraico. Anzi, a ben vedere, non c’è religione al mondo, inclusi perfino politeismi come nell’induismo, che non collochi il rapporto con il cibo e qualche forma di “rinuncia” al centro della spiritualità, ovvero della relazione con la divinità, quanto del proprio benessere psico-fisico.

Tendiamo a non ricordarcene, in effetti, specie dalle nostre parti, e, nel contesto delle grandi abbuffate natalizie, può suonare ad alcuni perfino risibile. Così si sbaglia, e su vari fronti. Sul piano religioso, per chi crede, esisterebbe anche una “Quaresima Natalizia”, un po’ meno cogente di quella Pasquale, ma comunque ricca di sacrifici, e anche qui per 40 giorni. Di essa resiste oramai solo una parziale abitudine, quella di lasciar stare la carne nel giorno della Vigilia.

Al di là dei precetti religiosi, il problema è che oggi si arriva solitamente alla legittima abbuffata natalizia senza il pregresso di quella “Quaresima”. Non si arriva “ripuliti”, ma spesso già “gonfi” di eccessi, dallo stress al cibo, sicché la tavola del 25, anziché essere luogo di sollievo per il nostro corpo  è la “botta estrema” alla nostra tenuta metabolica.

I nutrizionisti suggeriscono pertanto di affrontare il lauto pranzo con qualche pur minimo accorgimento. Anzitutto, tenendo appunto conto del fatto che le portate sono più numerose del solito, quindi evitare bis o porzioni eccessive alla prima succulenta golosità. Mangiare “con lentezza”, godendosi la convivialità della ricorrenza e agevolando al contempo la digestione. Limitare al massimo i grassi saturi nei condimenti, così come bevande gassate e alcoliche, nonché i dolci: un bel panettone o una buona fetta di torta possono bastare.

Almeno un po’ di pesantezza, comunque, è pressoché inevitabile. Sicché i consigli più efficaci sono, ai fatti, perlopiù quelli per i giorni successivi all’abbuffata. Ci sarebbe la strada “religiosa” di un bel po’ di digiuno, ma per la verità neppure i dietisti solitamente lo consigliano. Si tratta piuttosto di agire con gradualità, riabituando il nostro organismo a consumi più leggeri, anziché debilitarlo ulteriormente. Fondamentale, naturalmente, il ripristino di un po’ di attività fisica. Rimettersi in moto è il primo imperativo di ogni “dieta”.