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C’è un fenomeno in atto, un’autentica escalation, quella sul diabete, in particolare quello di tipo 1, “insulino-dipendente”, dai bambini ai giovani adulti, con proiezioni di una ulteriore netta crescita nei prossimi anni. Ė un fenomeno che si riscontra su scala europea e globale che,  pur trovando alcune risposte, rilancia degli imperativi sul fronte della prevenzione, con qualche novità e conferma il permanere di qualche mistero sulle cause.

Intanto le cifre: in Europa questa forma di diabete risulta in crescita del 3,4% l’anno  sicché, in assenza di inversioni di rotta, le persone affette raddoppieranno nell’arco di vent’anni. Lo svela uno studio internazionale, coordinato dall’Università nord-irlandese del Queen’s, a Belfast, al qualche ha contribuito anche l’italiano Valentino Cherubini, direttore di Diabetologia Pediatrica presso gli Ospedali Riuniti di Ancona. L’aumento è riscontrato in tutti i 22 Paesi dell’Unione Europea esaminati, con punte che arrivano al +6,6% in Polonia.

In Italia sono accertati circa 15mila pazienti con diabete 1 sotto i 15 anni, con un’incidenza di 14 nuovi casi l’anno su 100mila ragazzi, lievemente al di sotto della media europea, con la curiosa eccezione della Sardegna, terra studiata per le sue aree di alta longevità eppure particolarmente colpita da questa malattia che fa registrare nell’isola un’incidenza addirittura quadrupla rispetto al resto del Paese. 

Sul fronte dei costi, da altri approfondimenti emerge che il nostro Sistema sanitario spende per la cura del diabete meno rispetto ai principali Paesi europei, ma il dato sembra risalire alla discreta “capillarità” dell’assistenza specialistica, che permetterebbe buone cure e al contempo risparmi. L’Italia risulta inoltre ai vertici anche per quel che riguarda la rapidità dell’accesso al trattamento farmacologico dopo la diagnosi  e  la formulazione di piani terapeutici dedicati.

La tendenza all’aumento è comunque preoccupante e rilancia l’importanza degli ambiti di prevenzione, a partire da una sana alimentazione e da una adeguata attività fisica. C’è qualche cambio di rotta peraltro in arrivo sulle “linee guida”. Ad esempio, uno studio americano, pubblicato sull’International Journal of Endocrinology, svela rischi assai elevati di incorrere in episodi di ipoglicemia prima di un’analisi del sangue, quando solitamente si consiglia di non mangiare e di bere solo acqua. “Incoraggiamo i pazienti a cui vengono prescritti gli esami a chiedere al loro medico se il digiuno è veramente necessario, e se è così, come dovrebbero gestire i loro farmaci per il diabete durante il digiuno, considerate le variazioni dei livelli ematici di glucosio”, l’appello dell’Università del Michigan.

Sul perché di tali aumenti, come si diceva, permangono degli enigmi. Assai probabile il ruolo del sovrappeso in aumento, ma c’è forse dell’altro. “Probabilmente sono in gioco fattori ambientali che restano ad oggi ampiamente sconosciuti, ad esempio virus ed esposizione quotidiana a sostanze chimiche che favoriscono l'innesco della malattia negli individui predisposti”, spiega Cherubini. Un altro endocrinologo, Francesco Dotta, notando la maggior crescita della patologia nei Paesi est-europei, avanza l’ipotesi di una concausa ulteriore: “Stanno migliorando le loro condizioni igieniche, cosa che paradossalmente favorisce le malattie autoimmuni”.