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Vi siete mai chiesti perché milioni di anime, nei millenni, abbiano deciso di stabilirsi in terre gelide, e ci siano pure rimasti nel tempo? La domanda è tutt’altro che scontata, in quanto l’essere umano, come ogni essere vivente, cerca di andare dove può sopravvivere dignitosamente. La risposta è del resto per certi versi assai semplice. Il freddo, benché temuto e sovente odiato, non è affatto necessariamente un’insidia per il nostro organismo, specie per le patologie apparentemente più correlate.

Ė il caso dell’influenza, di cui ricorre proprio in questi giorni, secondo le proiezioni ufficiali, il “picco” stagionale. Colpa del freddo? No, per l’appunto, o almeno non direttamente. Alcuni scienziati hanno viceversa attribuito la proliferazione influenzale soprattutto al fatto che, con le basse temperature, le persone si recludono assai di più in luoghi chiusi, facilitando il contagio, il che vale soprattutto nei spazi particolarmente promiscui, quali le scuole.

Le “colpe” del freddo sono dunque perlopiù indirette, e includono il problema degli sbalzi di temperatura, che tendono a indebolire l’organismo anche dinanzi all’incombere delle cosiddette “sindromi da raffreddamento”. Quel problema tuttavia è reale, e può avere conseguenze ben più gravi, a iniziare dall’organo vitale per eccellenza, il cuore.

La Società Italiana di Cardiologia (Sic), riunita nei giorni scorsi per il proprio Congresso Nazionale a Roma, ricorda che i rischi di infarto aumentano addirittura del 34% durante l’inverno. Inoltre, secondo un’estesa ricerca svedese condotta su oltre 274mila pazienti con problemi cardiovascolari seguiti per 16 anni, gli infarti conoscono un’impennata quando le temperature scendono sotto lo zero. Curiosità: le fasi giornaliere a maggior rischio sono quelle della tarda serata e del primo mattino, insomma le ore più critiche per l’esposizione al freddo. Curiosità ulteriore: il momento dell’anno col più alto numero di eventi? La sera della Vigilia di Natale.

Il freddo non è dunque, di per sé, un nemico, ma richiede comunque attenzione. Perché è un pericolo per il cuore? Anzitutto, la “vasocostrizione”. “Il restringimento dei vasi sanguigni infatti potrebbe indurre una rottura della placca coronarica e provocare la formazione di un trombo”, spiega il professor Ciro Indolfi, presidente eletto della Sic.