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Possiamo, e forse dobbiamo, guardare in positivo, al “bicchiere mezzo pieno” di una Sanità italiana che, pur tra limiti di bilancio e di personale, riesce a occuparsi quotidianamente delle persone più e meglio di quanto accada in larga parte del resto del mondo. Lo si deve all’impegno, alla preparazione e all’umanità di tantissimi professionisti. Ma lo si deve anche all’alto livello di attenzione da parte delle associazioni dei pazienti, nella loro incessante attività di controllo, e talora di denuncia, di quel che non va. 

E su questo, l’elenco purtroppo è non solo esteso, ma anche in vistoso peggioramento, secondo l’ultimo rapporto annuale PIT Salute di Cittadinanzattiva – Tribunale del malato, ovvero la più estesa rete associativa italiana nel settore, tra l’altro da tempo mobilitata in campagne a sostegno del ricorso ai farmaci generici, proprio nel nome della qualità e dell’accessibilità dei farmaci. Dal rapporto emerge un numero crescente di cittadini, addirittura il 37,6%, che lamentano di non poter accedere di fatto ai servizi sanitari. Il dato è elaborato nell’arco dell’intero 2017 sulla base di migliaia di segnalazioni, e rappresenta un salto addirittura del 6% rispetto al solo anno precedente.

Problemi di costi, e anche di liste di attesa troppo lunghe. A denunciarle, oltre il 56% dei pazienti, con l’aggravante che la crescita qui è sospinta anche e soprattutto in riferimento a patologie assai gravi, incluse quelle tumorali. “Si attendono in media 15 mesi per una cataratta, 13 mesi per una mammografia, 12 mesi per una risonanza magnetica, 10 per una Tac e per una protesi d’anca, 9 mesi per un ecodoppler e 7 per una protesi al ginocchio”, si legge nel rapporto.

“Le difficoltà che ci segnalano i cittadini indicano chiaramente che la traiettoria delle politiche sanitarie pubbliche deve essere quella di garantire maggiore accessibilità ai servizi sanitari”, incalza Tonino Aceti, Coordinatore Nazionale del Tribunale per i diritti del malato, rievocando l’equità e la solidarietà, quali valori fondanti e cogenti del Servizio Sanitario Nazionale. Sui quali anche l’ultimo Rapporto del Censis sulla situazione socio-economica italiani rileva crescenti criticità, in relazione proprio sulla salute: “Il difficile accesso alla Sanità genera costi aggiuntivi e una crescente sensazione di disuguaglianze e ingiustizie; cresce così la convinzione che ognuno debba pensare a se stesso. Senso di solitudine, dunque. 

“Il bisogno terapeutico è uguale per tutti i cittadini e non può conoscere limitazioni”, incalza anche il Direttore dell’AIFA Luca Li Bassi, commentando un’indagine ulteriore, quella di Banco Farmaceutico sulla povertà sanitaria. Gli italiani che decidono di risparmiare su visite e accertamenti per motivi economici sono 13,7 milioni. Tra questi, 539mila sono costretti addirittura a rinunciarvi del tutto.