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Ma chi l’ha detto che lo sport, se praticato poco – il caso dei tanti adulti in età media o avanzata che si ritrovano una volta alla settimana a farsi una sgambata di calcetto o simili – faccia male? Beh, in realtà lo pensiamo quasi tutti, spesso a ragion veduta.

Ma chi l’ha detto che lo sport, se praticato poco – il caso dei tanti adulti in età media o avanzata che si ritrovano una volta alla settimana a farsi una sgambata di calcetto o simili – faccia male? Beh, in realtà lo pensiamo quasi tutti, a ragion veduta. L’attività sporadica è di certo meno salutare di quella abituale, e alimenta inoltre i rischi di infortuni. Ciò detto, arriva dall’Australia una documentata rassicurazione per gli improvvisati. Il moto, anche quando raro, pare far bene lo stesso.

Come si legge sul Journal of the American Medical Association (Jama) Internal Medicine, gli scienziati dell’Università di Sidney hanno esaminato i comportamenti di quasi 64mila ultraquarantenni, suddividendoli in quattro categorie, gli “inattivi totali”, gli “attivi insufficienti” (che si muovono una volta al mese o poco più), i “guerrieri del fine settimana” e i “regolarmente attivi”. 

Ebbene, la sorpresa maggiore arriva dai “guerrieri settimanali”, che hanno riscontrato rischi di mortalità tumorale ridotti del 18% rispetto agli inattivi, e addirittura di oltre il 40% per quella cardiovascolare, per una media complessiva del 30%. Per i “regolarmente attivi” essa arriva al 35%: ancora di più, dunque, ma neppure di troppo. Altro aspetto interessante, perfino gli “attivi insufficienti” presentano dati migliori, seppur lievemente, rispetto agli inattivi, configurando perciò una curva crescente fin dalle più limitate attività motorie. Il beneficio sanitario riconosciuto dalla scienza all’esercizio fisico è multiplo, e coinvolge i livelli di colesterolo, la qualità del sonno, il funzionamento cardiovascolare, il sovrappeso e l’esposizione al diabete e altro.

Ora, nessuno, neppure gli studiosi di Sidney (né quelli di Harvard, autori di un recente studio analogo), contesta l’importanza di un’attività sportiva regolare, né l’imperativo, suggerito anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, sul minimo di 150 minuti di attività moderata settimanale (o in subordine 75 minuti di attività intensa). Il problema è che molti, per costrizioni lavorative e/o domestiche, non ce la fanno proprio. E il messaggio è rivolto proprio a loro: se qualcuno vi dice che lo “strappo” di uno sport praticato una sola volta alla settimana è roba che faccia male, ora potete rispondere, con piena cognizione di causa, che è falso.

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