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NEWS

18 Febbraio 2026
Consumare due o tre caffè al giorno, così come una o due tazze di tè, è associato a un minore rischio di demenza e a una migliore funzione cognitiva. Questo è quanto emerge da uno studio, pubblicato sul Journal of American Medical Association, condotto dagli scienziati del Mass General Brigham, della Harvard TH Chan School of Public Health e del Broad Institute presso il Massachusetts Institute of Technology. Il team, guidato da Daniel Wang e Yu Zhang...
TAG:  Demenza | Caffè | |
16 Febbraio 2026
Una ricerca sulla bronchite cronica ed enfisema polmonare (broncopneumopatia cronica ostruttiva), coordinata dall’Università di Udine, ha identificato i parametri (biomarcatori) che misurano le limitazioni del funzionamento dei principali organi coinvolti nella patologia, in particolare quelli dell’attività fisica. Allo studio ha lavorato il gruppo di fisiologia, coordinato da Bruno Grassi, del Dipartimento di Medicina dell’Università di Udine, in...
13 Febbraio 2026
Una indagine condotta dal Prof. Silvio Danese e dal Dr. Ferdinando D’Amico dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano rivela un significativo divario tra la crescente consapevolezza del ruolo terapeutico della nutrizione e l’effettivo accesso dei pazienti affetti da Morbo di Crohn a un supporto specialistico. ...
11 Febbraio 2026
Un team di ricerca italo-statunitense composto da ricercatrici dell’Istituto per la microelettronica e i microsistemi del Consiglio nazionale delle ricerche di Roma (Cnr-Imm) e dell’Istituto per la sintesi organica e la fotoreattività di Bologna (Cnr-Isof), e da colleghi del Department of Mechanical Engineering della Johns Hopkins University a Baltimora (USA), ha sviluppato una strategia sperimentale che consente di ricreare e studiare in laboratorio ...
9 Febbraio 2026
I nuovi farmaci antiobesità si stanno rivelando preziosi alleati per la salute mentale. Da un lato, infatti, aiutano a contrastare l’aumento di peso legato ad alcuni psicofarmaci compromettendo l’aderenza terapeutica, dall’altro potrebbero contribuire a ridurre il rischio di depressione e disturbo bipolare. In sostanza gli agonisti del recettore del peptide-1 glucagone-simile (GLP-1), sono composti simili ad ormoni naturalmente presenti nel nostro o...
6 Febbraio 2026
I disturbi psicotici vengono diagnosticati sempre più spesso e in età più precoce nelle generazioni più recenti. È quanto emerge da un ampio studio osservazionale condotto su oltre 12 milioni di persone in Ontario, in Canada, e pubblicato sul Canadian Medical Association Journal, che documenta un aumento significativo dei tassi di psicosi, inclusa la schizofrenia, tra i nati dagli anni Ottanta in poi. ...
TAG:  Giovani | Psicosi |
4 Febbraio 2026
Mangiare in modo autonomo rappresenta una delle tappe evolutive più significative nel percorso di crescita di ogni bambino e le evidenze scientifiche più recenti suggeriscono che la partecipazione del bambino ai pasti in famiglia sin dall’inizio dello svezzamento, secondo il modello dell’alimentazione complementare a richiesta, può giocare un ruolo importante in un ambito dello sviluppo solo apparentemente distante, quello della comunicazione e del ...
TAG:  Bambini | Cibo | Comunicazione |
2 Febbraio 2026
Un nuovo studio, frutto di una collaborazione internazionale tra gli scienziati del Centro di Ricerca Coordinata “Aldo Ravelli” dell’Università degli Studi di Milano e i ricercatori di altre università internazionali tra cui Yale University, University of California, University of London, riporta un consensus autorevole dei massimi esperti mondiali circa i meccanismi patobiologici delle complicanze neurologiche e psicologiche del Covid-19 e del Lon...
TAG:  Neurologia | Long Covid |
30 Gennaio 2026
Una molecola, già studiata in passato per il trattamento di disturbi del sonno e della veglia, mostra per la prima volta la capacità di proteggere i neuroni e favorire la riparazione della mielina nei modelli sperimentali di sclerosi multipla. Lo studio, pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine, identifica bavisant come candidato terapeutico in grado di agire su due dei meccanismi più devastanti della malattia: la degenerazione delle fibr...
28 Gennaio 2026
Quando il rinovirus, la causa più comune del raffreddore, infetta le vie nasali, non è solo il virus a determinare l’esito dell’infezione, ma soprattutto la risposta delle cellule che rivestono il naso. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Cell Press Blue, che mostra come le difese innate dell’epitelio nasale siano in grado di controllare la diffusione del virus e di influenzare in modo decisivo la comparsa e la gravità dei sint...
TAG:  Raffreddore | Naso | Rinovirus |
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