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Tra sedentarietà e peggiorate abitudini alimentari si conferma il rapido aumento dell'obesità e del sovrappeso infantile, e questo coinvolge anche i Paesi come il nostro, custodi della dieta mediterranea. Peggio ancora, uno studio italiano ora documenta: le madri tendono a sottovalutare il problema, e quindi a non intervenire

La parola chiave (ahinoi di nuovo in inglese) è “misperception”. Uno studio italiano, pubblicato sulla rivista Obesity, rilancia il problema del sovrappeso, specie tra i più giovani, a partire da una diversa angolatura, quella della percezione dei genitori. Che risulta gravemente errata. In altre parole, tra le tante variabili che incidono sulla crescente obesità infantile nel nostro Paese, si aggiunge anche quella della mancata presa di coscienza del problema all'interno della famiglia di appartenenza.

Lo studio è stato condotto dall'Università di Padova, sotto il coordinamento di Dario Gregori, sulla base del monitoraggio di oltre 2700 bambini tra i 3 e gli 11 anni in dieci Stati, tra Europa, Sudamerica e Asia. Tra loro, ben 774 sono risultati in sovrappeso o obesi, e la proporzione maggiore – quasi la metà dei ragazzi sul totale nazionale – è stata rilevata in India. Il dato potrebbe sorprendere, considerando gli alti livelli di indigenza che permangono nel Paese di Gandhi, ma costituisce in realtà una conferma del fatto che il problema coinvolge soprattutto le economie emergenti, per i rapidi – e non sempre salubri – cambiamenti alimentari indotti.

Ma il guaio è anche nella scarsa consapevolezza. In Italia, in particolare, ben “l'80% dei bimbi in sovrappeso sono stati percepiti dalle madri come normopeso”, riferisce il professor Gregori. La sottovalutazione è colpevole anche perché si rivela tra l'altro foriera di una minore propensione a intervenire tramite percorsi dietetici e/o motori. Il che naturalmente rilancia l'esigenza di politiche di sensibilizzazione e informazione, rivolte alle stesse famiglie.

La tendenza all'aumento dell’obesità infdantile presenta cifre drammatiche. Nei mesi scorsi, con una pubblicazione su Lancet, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha rivelato che il numero di bambini e adolescenti obesi (tra i 5 e i 19 anni) si è addirittura decuplicato negli ultimi quarant'anni. Sarebbero oggi oltre 123 milioni nel mondo, a fronte – drammatico paradosso – del perdurare della malnutrizione, che ancora terrebbe sottopeso altri 200 milioni di ragazzi circa.

Da una recente ricerca, condotta anch'essa in ambito Oms, emerge inoltre che, nell'ambito europeo, i tassi di crescita maggiori dell'obesità infantile sono rilevati nei Paesi meridionali, ossia nei templi della dieta mediterranea, celebrata per i suoi benefici per la salute. All'evidenza, complici le difficoltà economiche, si mangia peggio – tra merendine e alimenti a basso costo – e ci si muove di meno. Non è solo un problema di “girovita”, ma anche di maggiore esposizione alle più gravi patologie. Secondo il noto oncologo Nathan Berger, della Case Western Reserve University di Cleveland, l'obesità è associata a un aumentato rischio di ben tredici forme tumorali.

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