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Nella lunga ricerca a un rimedio contro la demenza sono stati collezionati numerosi fallimenti. Poche le speranze di riuscire a contrastare efficacemente un processo considerato quasi inevitabile e strettamente legato all’avanzare dell’età. Ma un nuovo studio, condotto dalla Wake Forest School of Medicine di Winston-Salem, nella Carolina del Nord (Usa), suggerisce una nuova strada e cioè un trattamento intensivo per ridurre la pressione sanguigna. Sembra, infatti, che le persone affette da ipertensione che riducono la pressione a valori inferiori a 120 mm Hg, anziché a 140 mm Hg come prevedono i trattamenti standard, sviluppano meno problemi cognitivi e di memoria, cioè quel lieve deterioramento cognitivo che può progredire verso la demenza.

Lo studio, pubblicato sulla rivista JAMA, è il primo di grandi dimensioni ad aver individuato una strategia potenzialmente in grado di aiutare moltissime persone anziane a ridurre il rischio di lieve decadimento cognitivo, un noto precursore del morbo d'Alzheimer e di altre forme di demenza. I risultati si applicano solo a coloro che hanno un’età superiore ai 50 anni, che soffrono di ipertensione e che non hanno il diabete o una storia di ictus.

Lo studio è parte di un più ampio progetto di ricerca chiamato Sprint, iniziato nel 2010 e che ha coinvolto oltre 9mila persone con ipertensione, cioè con valori della pressione sistolica che oscillano tra i 130 e 180 mm Hg. L’obiettivo principale era quello di vedere se un trattamento mirato a ridurre la pressione sotto i 120 mm Hg portasse a benefici superiori rispetto ai trattamenti standard, quelli che riducono la pressione appena sotto i 140 mm Hg. In effetti, i risultati erano favorevoli a un abbassamento intensivo della pressione, legato a un rischio significativamente inferiore di eventi cardiovascolare e di morte. Lo studio è stato interrotto nel 2015 perché si era ritenuto poco etico non informare anche il gruppo che ha seguito il trattamento standard dei benefici di un ulteriore abbassamento dei valori della pressione.

Così si è deciso di proseguire con un altro progetto chiamato Sprint Mind, che ha permesso di seguire gli stessi soggetti per altri tre anni. I ricercatori hanno così scoperto che i pazienti sottoposti a un trattamento intensivo contro l’ipertensione potrebbero avere meno probabilità di sviluppare la demenza. Delle circa 9mila persone coinvolte nello studio, 149 persone del gruppo del trattamento intensivo ha sviluppato a demenza, rispetto alle 176 persone nel gruppo del trattamento standard hanno. Una differenza statisticamente poco significativa, al contrario invece di quella riscontrata quando i ricercatori hanno misurato quello che viene definito “decadimento cognitivo lieve”, un precursore della demenza. Nel gruppo “intensivo”, 287 persone hanno riportato un decadimento cognitivo lieve rispetto alle 353 persone del gruppo standard. In pratica, il trattamento intensivo ha portato a beneficiare di un rischio inferiore del 19 per cento.

“Nello studio, abbiamo scoperto che dopo solo tre anni di riduzione della pressione sanguigna, non solo ci sono stati benefici significativi per il cuore, ma anche per il cervello”, sottolinea Jeff Williamson, autore principale dello studio. Poiché la demenza si sviluppa spesso nel corso di molti anni, i ricercatori ritengono che seguire i pazienti più a lungo produrrebbe un numero sufficiente di prove per dimostrare definitivamente se il trattamento intensivo della pressione arteriosa aiuta anche a prevenire la demenza. Per questa l’Associazione Alzheimer americana ha dichiarato di voler finanziare lo studio per altri due anni. Partirà così il progetto Sprint Mind 2.0, un’estensione dello studio originale che dovrebbe fornire altri due anni di dati di follow-up. “La Alzheimer's Association ritiene che questi dati siano convincenti e si impegna a ottenere chiarezza e certezza sull'esito della demenza seguendo i partecipanti per un periodo di tempo più lungo”, ha detto Maria Carrillo, responsabile scientifico dell’Alzheimer’s Association.

In effetti, le implicazioni potrebbero essere importantissime. Considerando che circa il 75 per cento delle persone sopra i 65 anni ha la pressione alta è davvero considerevole il numero di anziani che rischiano di andare incontro a deterioramento cognitivo e alla demenza. Potrebbe bastare davvero poco, cioè tenere la pressione sanguigna a valori inferiori di quelli attualmente raccomandati, per abbassare di molto questo rischio.