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Con il caro vecchio test da carico di glucosio (OGTT) è possibile avere diagnosi più precoci e accurate di diabete. Uno studio internazionale, a cui hanno preso parte anche gruppi di ricerca italiani suggerisce che, con le dovute rivisitazioni, l’OGTT potrebbe diventare il test diagnostico più sensibile a nostra disposizione. I risultati, presentati in occasione della 55esima edizione del congresso dell’EASD (European Association for the Study of Diabetes), potrebbero avere risvolti importantissimi contro una delle patologie attualmente più diffuse, anche e soprattutto in Italia.

I dati più recenti dell’Osservatorio ARNO Diabete, nato da una collaborazione tra Società Italiana di Diabetologia (Sid) e CINECA, documentano che il tasso di prevalenza totale del diabete in Italia è pari al 6,34%. E accanto ai casi noti non rilevati da queste fonti (prevalentemente pazienti in terapia solo dietetica, privi di esenzione ticket e mai ricoverati in ospedale) ci sono i casi di diabete misconosciuto che secondo stime recenti corrispondono a circa il 20% del totale. Quindi la prevalenza complessiva del diabete si attesta ragionevolmente intorno all’8%. Estrapolando il dato all’Italia si tratta di circa 4 milioni di casi noti e circa 1 milione di casi misconosciuti. Inoltre, circa 10 milioni di persone hanno una forma di "prediabete" (alterata glicemia a digiuno e/o ridotta tolleranza glucidica), un pregresso diabete gestazionale o familiarità primo grado per diabete o obesità o sovrappeso centrale. Di questi circa 2 milioni svilupperanno il diabete nei prossimi 10 anni se non faranno qualcosa per evitarlo.

Lo studio, che ha coinvolto  12 centri in tutto il mondo, arruolando 21.641 partecipanti, ha dimostrato che il valore della glicemia alla prima ora del test da carico orale di glucosio consente di individuare con maggior accuratezza i soggetti affetti da diabete. Un valore di glicemia uguale o superiore a 209 mg/dl, dopo un’ora dal test di carico orale di glucosio (75 grammi di glucosio sciolti in 300-500 ml di acqua) consente di identificare soggetti con diabete tipo 2 con una sensibilità del 91% (la percentuale dei “veri positivi”) e una specificità del 92% (la percentuale dei “veri negativi”). Inoltre, recentemente, uno studio italiano realizzato da Giorgio Sesti dell’Università La Sapienza di Roma, presidente della Fondazione Diabete Ricerca e past-president della Società italiana di diabetologia, ha dimostrato che un valore di glicemia maggiore di 155 mg/dl, 1 ora dopo il test da carico orale di glucosio è in grado non solo di identificare i soggetti “pre-diabete” ma anche un gruppo di soggetti con normale tolleranza al glucosio finora “invisibili” alle strategie di prevenzione che presentano un rischio aumentato del 400 per cento di sviluppare un diabete conclamato entro i successivi 5 anni.

“L’importanza di questo studio – sottolinea Sesti – è quello di avere fatto emergere l’utilizzo a scopo diagnostico dei valori della glicemia, ad un’ora dall’assunzione di un carico orale di glucosio (75 grammi) al fine di identificare non solo le persone a rischio di diabete tipo 2 ma anche di coloro che hanno già la malattia conclamata che sarebbero altrimenti ignorate nel tempo con un test ambulatoriale di breve durata, comunemente eseguito e dai costi assai limitati”. Il tema dell’utilizzo del test a 1 ora da carico orale di glucosio è rilevante tanto che sarà anche oggetto di un simposio al prossimo meeting dell’International Diabetes Federation che si terrà in Corea dal 2 al 6 dicembre 2019. “Tra l’altro – aggiunge Sesti – questo test, mostrando una elevata sensibilità e specificità, potrebbe aiutare a superare le attuali discrepanze dei test diagnostici basati sulla glicemia a digiuno, le misura della emoglobina glicosilata e la misura della glicemia 2 ore dopo carico orale di glucosio. Infatti dati italiani ci dicono che il 47 per cento dei soggetti diagnosticati come diabetici con la misurazione dell’emoglobina glicata non risultano diabetici al test a 2 ore di carico orale di glucosio mentre il 53,4 per cento dei soggetti diagnosticati con carico orale di glucosio a 2 ore non risultano diabetici con la misurazione della emoglobina glicosilata”.