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Le alterazioni molecolari del gene TP53 che colpiscono le cellule staminali emopoietiche cooperano con l’infiammazione nel determinare l’evoluzione di tumori del sangue cronici a forme aggressive di leucemia mieloide acuta. Questi, in estrema sintesi, sono i risultati di un’innovativa scoperta dell'Università di Modena e Reggio Emilia e dell'Università di Oxford, pubblicata sulla rivista Nature Genetics. Il gene, TP53 è noto come il "custode del genoma", poiché garantisce che le cellule non accumulino errori genetici: in una condizione ottimale, se TP53 rileva un danno, la cellula mutata va incontro a morte cellulare programmata (apoptosi). Nei pazienti in cui TP53 è difettoso, le cellule staminali diventano più suscettibili ad acquisire mutazioni deleterie.

Era già noto che le mutazioni di TP53 nelle cellule staminali del sangue fossero associate a una progressiva evoluzione da una neoplasia cronica a una leucemia mieloide acuta, ma non si conoscevano i meccanismi attraverso cui ciò accade. Abbiamo osservato una significativa espansione di cellule staminali mutate per TP53 in risposta a diversi stimoli infiammatori, simili a quelli che avvengono durante una comune infezione - spiega Ruggiero Norfo dell'Università di Modena e Reggio Emilia, tra gli autori dello studio - . Di fronte all’infiammazione le cellule con mutazione di TP53 accumulano ulteriori mutazioni e diventano meno efficienti nel riparare tali lesioni”.

Questo conferisce un vantaggio alle cellule iper-mutate, che con il tempo proliferano in maniera incontrollata dando origine a una forma molto aggressiva e non trattabile di leucemia acuta. “Questa scoperta - dice Rossella Manfredini, responsabile del programma di Genomica e Trascrittomica del Centro di Medicina Rigenerativa “S. Ferrari” dell’Università di Modena e Reggio Emilia. conclude - è di importanza fondamentale poiché fornisce una base per lo sviluppo di nuovi trattamenti mirati, non solo per le leucemie con mutazione TP53, ma anche per i numerosi altri tipi di cancro che condividono questa stessa mutazione genetica”.

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