Sessualità: se la gravidanza fa più paura della malattia


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“Non si deve abbassare la guardia”. Lo ribadiva alla fine dell'anno scorso il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, e ne facemmo l'incipit di un altro pezzo che documentava al contempo i progressi nella scienza e l'urgenza del lavoro di sensibilizzazione sull'Aids. Insomma, la medicina avanza ma l'informazione no, e a farne le spese sono anzitutto i giovani. A rilanciare il tema sono ora  gli esiti - preoccupanti - di un'indagine del Censis sulla sessualità tra i cosiddetti “Millennials”.

Emerge che l'età media per i primi rapporti sessuali completi si è oramai abbassata a 17 anni, eppure  metà degli adolescenti ammette di avere idee assai confuse sulla sessualità, inclusi gli aspetti sanitari. Così, sebbene il 93% degli intervistati è esplicitamente orientato ad evitare il rischio di gravidanze indesiderate, solo il 70% delle giovani coppie usa il profilattico, nella convinzione che per proteggersi dalle malattie trasmissibili sia sufficiente evitare rapporti promiscui.

Su tali patologie, peraltro, la conoscenza è piuttosto scarsa. Il 90% dichiara di conoscere l'Aids, ma meno di un quarto degli interpellati sa qualcosa di sifilide, gonorrea, epatite, herpes genitale e così via. In particolare, solo il 15% conosce il papilloma virus, un'infezione capace di generare sia nella donna che nell’uomo lesioni che possono degenerare in forme tumorali.

Poca informazione, dunque, e perlopiù tratta sommariamente da amici o dal web – terreno anche di tante “bufale”. “Il nostro Telefono Verde Aids e Infezioni sessualmente trasmesse riceve oltre mille chiamate al mese, e di queste solo il 10% proviene dai giovani”, sottolinea il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, Walter Ricciardi, che aggiunge: “spesso pensano che le infezioni siano un problema legato a determinate fasce di popolazione e non causate da comportamenti a rischio”.

Sull'Aids il progresso mondiale nella prevenzione e nelle cure è stato in effetti vistoso. Nel 2005 fece due milioni di morti, e la cifra si è quasi dimezzata nell'arco di un decennio. Nello stesso anno le persone infettate furono due milioni e mezzo, nel 2015 eravamo ancora sopra i due milioni. Insomma il calo nelle infezioni è assai più lento di quello sui decessi, confermando che i passi avanti nella medicina sono stati ben più lunghi di quelli dell'informazione. Con esiti a volte quasi paradossali: un'altra indagine, effettuata negli Stati Uniti sugli omosessuali, rivela una netta tendenza alla diminuzione nell'uso dei profilattici, ed è un fenomeno spiegato proprio per la loro accresciuta fiducia nelle terapie. Invece bisogna arrivare prima, e dobbiamo ricominciare a dirlo, anzitutto ai giovanissimi.