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Un’estesa ricerca britannica ha consolidato i sospetti circa il nesso tra una pubertà precoce e l’esposizione futura ad alcune patologie, anche tumorali.

Un’estesa ricerca britannica ha consolidato i sospetti circa il nesso tra una pubertà precoce e l’esposizione futura ad alcune patologie, anche tumorali. La correlazione  emerge dalla più dettagliata mappatura mai realizzata con riferimento all’età di quel delicato passaggio adolescenziale. Lo studio - coordinato dall’Università di Cambridge e pubblicato su Nature Genetics - ha preso in esame le varianti del genoma di quasi 370mila persone di vari Paesi, arrivando a identificare ben 389 segnali genetici che sarebbero associati alla tempistica dell’avvento della pubertà.

Insomma l’“orologio” sarebbe scritto nel Dna, e con esso anche la possibilità di ammalarsi in futuro. Nel dettaglio, tra le donne l’esposizione al tumore al seno è stimata elevarsi del 6% per ogni anno di “anticipo” nell’arrivo della pubertà, calcolato mediamente sugli 11 anni; percentuale che sale all’8% per il tumore all’ovaio. Tra gli uomini, che normalmente arrivano alla pubertà un anno più tardi, l’aumento di rischio di un cancro alla prostata è calcolato al 9%. Sono dati tendenziali, da prendere senza “automatismi” o allarmismi, ma che reclamano un’attenzione supplementare al tema della pubertà precoce, e all’arma principale della lotta ai tumori, che rimane quella della prevenzione e di una diagnosi tempestiva. Inoltre gli stessi autori ribadiscono che su tale “orologio”, nonché sui rischi tumorali, possono comunque intervenire un’infinità di altri fattori.

Molto, comunque, sarebbe rintracciabile nella genetica. In particolare, rivendicano di aver “isolato”, e quindi neutralizzato, il “fattore di disturbo” rappresentato dal sovrappeso, già sospettato di essere una variabile di rilievo sull’incombere della pubertà precoce. “Altri studi avevano documentato un’associazione tendenziale tra l’età della pubertà e i problemi futuri di salute, ma finora non era chiaro se questi derivassero piuttosto da fattori secondari quali il peso corporeo”, spiega il coordinatore dello studio John Perry. La ricerca di Cambridge ci sarebbe riuscita, identificando il nesso “a prescindere” della presenza di tali variabili.

“L’associazione tra pubertà precoce e rischi tumorali futuri potrebbe forse spiegarsi nella maggior presenza di ormoni sessuali nell’arco della vita”, aggiunge Perry, precisando che si tratta peraltro solo di un’ipotesi. Per ora c’è la mappatura, con per giunta qualche curiosità “intrigante”: è il caso delle varianti di due dei geni che sarebbero responsabili dell’anticipo della pubertà; la cosa sorprendente è che l’effetto si produce solo se sono ereditati dal padre, e non dalla madre.