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“Una crisi di salute pubblica crescente e inquietante”, la definiscono gli studiosi dell'Università di Washington che, con una pubblicazione sul New England Journal of Medicine, hanno tentato un'analisi su scala globale dell'ampiezza del fenomeno e delle sue conseguenze nefaste, esaminando i dati raccolti dal 1980 in ben 195 Paesi.

“Una crisi di salute pubblica crescente e inquietante”, la definiscono gli studiosi dell'Università di Washington che, con una pubblicazione sul New England Journal of Medicine, hanno tentato un'analisi su scala globale dell'ampiezza del fenomeno e delle sue conseguenze nefaste, esaminando i dati raccolti dal 1980 in ben 195 Paesi.

La stima complessiva è di oltre due miliardi di persone che soffrono di problemi di salute legati al sovrappeso, incluse malattie cardiovascolari, disturbi metabolici e una dozzina di tipi di tumori. Problemi che possono essere addirittura fatali, con circa quattro milioni di morti nel 2015 attribuiti proprio ai chili di troppo. I rischi maggiori sono legati all'obesità, definita oltre il valore 30 dell'indice di massa corporea (coinvolgendo circa 600 milioni di adulti e oltre 100 milioni di bambini), ma il problema riguarda anche le persone “solo” in sovrappeso, tanto che quasi il 40% di tali decessi riguardano queste ultime.

Nel confronto tra Paesi gli Stati Uniti si confermano al vertice dell'amara classifica, ma dati preoccupanti stanno emergendo anche dai paesi emergenti, nonché perfino in quelli meno sviluppati. A guidare la classifica (in termini percentuali) degli adulti obesi è l'Egitto, mentre Cina e India conducono quella dei bambini. E neppure l'Africa sub-sahariana ne è immune, con alte proporzioni in sovrappeso soprattutto in Burkina Faso, Mali e Guinea Bissau, e una media continentale di obesi salita intorno al 7%.

Insomma, all'opposto degli obiettivi fissati dalle agenzie alimentari e sanitarie dell'Onu, l'obesità è addirittura raddoppiata negli ultimi venticinque anni. E anche l'Italia della celebrata dieta mediterranea non se la cava bene. Secondo le ultime analisi dell'Istituto Superiore di Sanità, i connazionali in sovrappeso sono oltre un terzo della popolazione adulta, e uno su dieci è obeso. Un aspetto rilevante è la discrepanza regionale, con i dati peggiori nelle regioni meridionali, le stesse che sono alle prese con le più serie difficoltà economiche. Vale allora lo stesso di quanto osservato su scala globale. Il problema non è più solo la malnutrizione, ma la qualità alimentare. In altre parole, spesso i chili di troppo non sono più, come un tempo, segno di “benessere”, bensì al contrario del fatto che si è costretti a mangiare male, con tutto quel che consegue per la salute.

 

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