MENU
Da una ricerca scientifica americana, pubblicata sulla rivista Cell Metabolism, arriva non solo una conferma scientifica, ma altresì l'individuazione di una causa ulteriore e sorprendente, ossia l'olfatto.

“Cucinare ingrassa”, si dice spesso, pensando perlopiù all'inevitabile pur cauto assaggino, qua e là, della pietanza in preparazione. Ebbene, da una ricerca scientifica americana, pubblicata sulla rivista Cell Metabolism, arriva non solo una conferma scientifica, ma altresì l'individuazione di una causa ulteriore e sorprendente, ossia l'olfatto. Basterebbe cioè “annusare” il cibo per mettere sotto pressione il nostro peso forma.

In una serie di sperimentazioni sui roditori, è emerso che quelli che annusavano il cibo, o avevano comunque un senso più sviluppato dell'olfatto, tendevano a ingrassare molto più degli altri, a parità di consumi alimentari. La spiegazione data dagli scienziati è che l'olfatto spingerebbe il corpo a conservare le calorie piuttosto che bruciarle, e, a controprova di questo c'è il fatto che le nostre capacità olfattive tendono ad aumentare quando siamo affamati, mentre diminuiscono dopo mangiato.

“Per la prima volta si dimostra che se riusciamo a manipolare gli input olfattivi possiamo realmente alterale le percezioni mentali sulla bilancia energetica, e quindi il modo con cui la regola”, annunciano gli studiosi dell'Università della California. E la dimostrazione si è avuta anche testando una terapia genica che agisce sull'ambito neurologico delle percezioni, “silenziandole”: gli esiti hanno confermando le intuizioni suddette, ma il trattamento utilizzato ha come controindicazione dell'incremento dell'ormone chiamato “noradrenalina”, a livelli che, per gli umani, aumentano i rischi di infarto.

Il concetto comprovato è comunque rivoluzionario e promettente per la ricerca. “I nostri meccanismi sensoriali hanno un ruolo nel metabolismo: l'accumulo di peso non è solo la misura delle calorie ingerite, ma anche della loro percezione”, spiegano gli scienziati. Il che apre a ricadute non solo sul controllo della “linea”, ma anche sul trattamento di seri disordini alimentari.

Insomma l'intero tema del metabolismo sarebbe anche una questione di “testa”. Spesso – notano ancora i ricercatori – i malati di Parkinson, tra gli altri, diventano anoressici, senza che sia mai stato chiaramente trovata la spiegazione scientifica. Motivi di stress, depressioni, se non patologie psichiche, che sovente si associano alla perdita di appetito. In ogni caso, l'ambito emotivo, neurologico, c'entra eccome.