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L’immunoterapia aggredisce le cellule tumorali stimolando le difese “autonome” del sistema immunitario del paziente stesso. Rappresenta una svolta di metodo, che trova riscontri scientifici e clinici sempre più convincenti.

Uno “tsunami”, la definisce Carmine Pinto, presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica. L’immunoterapia aggredisce le cellule tumorali stimolando le difese “autonome” del sistema immunitario del paziente stesso. Rappresenta una svolta di metodo, che trova riscontri scientifici e clinici sempre più convincenti. A essa è stato consacrato un apposito convegno la scorsa settimana a Roma, sulla scia dell’ultimo Congresso, tenutosi in autunno a Copenaghen, della Società Europea di Oncologia Medica (Esmo), che raggruppa 13mila specialisti del Continente.

La strada è stata aperta pochi anni fa dalla cura del melanoma, ma che alle ultime evidenze sembra poter aggredire efficacemente anche il tumore al polmone e alla vescica (oggetto del convegno romano). I risultati di alcuni principi attivi sono promettenti, in qualche caso superiori alla tradizionale chemioterapia, e per giunta possono costituire un’alternativa necessaria per i pazienti più anziani e fragili, per i quali il trattamento chemioterapico stesso è limitato dalla pericolosità degli effetti collaterali e dalla compresenza di altre patologie.

Per la vescica, in particolare, il trattamento immunoterapeutico è ritenuto il “primo passo avanti nella cura dopo trent’anni”, su una patologia che solo nel 2016 ha registrato quasi 27mila nuovi casi solo in Italia. “L’atezolizumab ha ridotto la massa tumorale in circa un quarto dei pazienti – documenta Paolo Marchetti, direttore dell’Oncologia medica all’ospedale Sant’Andrea di Roma - e la sopravvivenza mediana è stata di 15,9 mesi, quando generalmente in questi pazienti è pari a 9-10 mesi con la chemioterapia”. Medie che segnalano quasi un raddoppio nell’efficacia delle cure, e quindi delle possibilità di guarigione, per giunta con un miglioramento dei sintomi, ossia della qualità della vita.

Miglioramenti che del resto si ineriscono in un quadro piuttosto lusinghiero per la medicina italiana, che presenta percentuali di guarigione (78% per il tumore al polmone, 14,3% per quello al polmone) migliori rispetto alle medie continentali, come riconosciuto dalla stessa Esmo. Quel che purtroppo invece non cambia è l’esposizione alla malattia, alta come nel resto d’Europa.

E su ciò si rilancia il problema della sigaretta, responsabile fino al 90% dei cancri al polmone e di due terzi dei tumori alla vescica. Ma anche per questi la “rivoluzione” si annuncia efficace. “La risposta immunitaria risulta spontaneamente più forte contro mutazioni del DNA provocate da fattori esterni e che rendono le cellule tumorali 'aliene' al nostro organismo e quindi da rigettare”, spiega. Licia Rivoltini, direttrice all’Unità immunoterapeutica all'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Gli scienziati parlano di sfide ancora da affinare, ma con esiti potenziali già accertati, e quindi con la certezza sulla strada da percorrere.

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