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E’ un potenziale biomarcatore e al tempo stesso un potenziale bersaglio terapeutico contro la cachessia, una sindrome che colpisce più del 50% dei pazienti con cancro avanzato con gravi conseguenze sulla qualità della vita e, in alcuni casi, sulla prognosi della malattia. Si tratta del recettore RAGE, tecnicamente recettore per i prodotti finali di glicazione avanzata, il cui ruolo nella cachessia è stato descritto per la prima volta dal gruppo di ricerca Myolab del Dipartimento di Medicina Sperimentale dell’Università degli Studi di Perugia, dell'Università Sapienza di Roma e della Sorbona di Parigi. Lo studio, frutto di un ampio progetto finanziato dalla Fondazione AIRC (https://www.airc.it/), è stato pubblicato sul Journal of Cachexia Sarcopenia and Muscle.

La cachessia è una sindrome caratterizzata da consistente atrofia muscolare che porta a perdita di peso e ridotta forza, aumento di possibilità di cadute e fratture, perdita dell’autosufficienza e ridotta risposta alle terapie chemioterapiche. Nonostante la cachessia sia responsabile di circa il 20% delle morti associate a cancro, questa sindrome rimane ancora un processo poco conosciuto e privo di una terapia specifica. Ma il nuovo studio potrebbe cambiare le cose. I ricercatori, infatti, hanno dimostrato che l’attività di RAGE, stimolato da altre due proteine, S100B e HMGB1, sostiene tutti gli aspetti della cachessia da cancro, compresa l’infiammazione sistemica.

Inoltre, l’assenza di RAGE in animali portatori di cancro si traduce in una protezione nei confronti della perdita di massa e forza muscolare, in una ridotta progressione tumorale, e in una aumentata sopravvivenza. “I dati ottenuti suggeriscono che il recettore RAGE può rappresentare un promettente bersaglio molecolare in terapie che hanno lo scopo di prevenire o ridurre la sindrome cachettica, oltre che rappresentare un biomarcatore per monitorare l’insorgenza e lo stadio della stessa”, spiegano i ricercatori.

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