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Una singola iniezione al cervello di una proteina nota come fattore di crescita dei fibroblasti 1, o FGF1, può riportare i livelli di zucchero nel sangue alla normalità per settimane o mesi nei topolini diabetici. E' quanto hanno verificato un gruppo di ricercatori dell'Università di Washington e dell’Università di Copenhagen in due studi complementari, pubblicati sulle riviste Nature Communications e Nature Metabolism. Lo scopo degli studiosi era quello di comprendere il modo in cui FGF1 può influenzare la risposta del cervello al diabete.

“Chiarire il ruolo della proteina FGF1 – spiega Michael Schwartz, docente dell’Università di Washington e autore dell’articolo pubblicato su Nature Communications – può aiutarci a sviluppare trattamenti più efficaci per il diabete, che siano in grado di attingere al potenziale intrinseco del cervello per migliorare l’impatto della condizione”. I due studi descrivono l’intricata biologia della risposta del cervello al fattore di crescita dei fibroblasti. “Il diabete di tipo due – aggiunge Tunes Pers dell’Università di Copenhagen e coautore di Schwartz – colpisce il 10 per cento della popolazione statunitense, è direttamente legato all’obesità e può provocare diversi problemi di salute, come malattie cardiache, perdita della vista, insufficienza renale, demenza, gravi infezioni e danni al sistema nervoso. Il controllo dei livelli di zucchero nel sangue può prevenire alcuni di questi problemi, ma è spesso piuttosto complicato da ottenere”. I ricercatori hanno scoperto che il fattore di crescita dei fibroblasti 1 ripara le reti perineuronali danneggiate dal diabete.

“L’ipotalamo – spiega Pers – regola molte funzioni del corpo, inclusi i livelli di zucchero nel sangue, la fame, l’assunzione di cibo, il consumo e lo stoccaggio di energia. I nostri dati indicano che le cellule gliali, oltre a fornire supporto strutturale, aiutano a organizzare e regolare l'attività dei neurocircuiti”. L’altro team si è concentrato sulla risposta dei “taniciti”, delle cellule gliali localizzate in alcune zone del cervello e sensibili ai nutrienti che si trovano solo nell’ipotalamo. “Le reti perineuronali – commenta Kim Alonge della University of Washington e autore principale dell’articolo pubblicato su Nature Metabolism – sembrano molto meno diffuse nei soggetti diabetici, ma la perdita sembra invertirsi rapidamente a seguito della somministrazione di fattore di crescita dei fibroblasti 1”. Gli scienziati sottolineano che sarà necessario continuare a lavorare per colmare il divario tra le risposte cellulari ed extracellulari al fattore di crescita dei fibroblasti 1 e la normalizzazione dei livelli di zucchero nel sangue. “Speriamo che capire meglio questi processi – conclude Schwartz – possa darci nuovi strumenti per contrastare una condizione che riguarda moltissime persone”.

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