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L'autismo è come un enorme puzzle e grazie a due ricerche scientifiche ne sono state svelate nuove tessere. Uno studio dell’Università di Rennes, in Francia, ha dimostrato che i bambini affetti da questo disturbo si trovano più a loro agio con i gatti che con i cani. Questo perchè, stando a quanto pubblicato sulla rivista rivista Frontiers in Psychology, lo sguardo dei felini sarebbe meno "invadente" e più discreto rispetto a quello di Fido. Una scoperta, questa, che potrebbe aiutare a stimolare nel modo giusto, magari con il contributo di un gatto, le interazioni sociali dei bambini. Invece, uno studio del Karolinska Institutet, in Svezia, ha individuato un nuovo potenziale marker per la diagnosi dell'autismo. Stanto a quanto riportato sulla rivista Molecular Psychiatry, le persone con disturbo dello spettro autistico presentano livelli più bassi di una proteina che regola la quantità di serotonina nel cervello.

In dettaglio, nello studio francese sono stati coinvolti 42 soggetti di età compresa tra 6 e 12 anni, 23 dei quali con diagnosi di disturbo dello spettro autistico, che sono stati osservati mentre si relazionavano con i loro animali domestici. “I bambini neuroatipici – spiega Marine Grandgeorge, psicologa presso l’Università di Rennes – sembravano prestare più attenzione ai gatti rispetto ai cani, perché il contatto visivo prolungato può essere stressante per chi ha problemi nell’interpretare i segnali interattivi. I gatti fanno meno affidamento sui segnali visivi come forma di comunicazione e per questo potrebbe essere più semplice per i soggetti autistici relazionarsi con i felini”. Il gruppo di ricerca ha analizzato i filmati realizzati nelle abitazioni dei partecipanti, deducendo che i bambini con disturbi dello spettro autistico potrebbero trarre un beneficio nello stare con un gatto come animale domestico. “Sebbene ci siano molte famiglie in cui i bambini crescono con i cani – sostiene Grandgeorge – l’energia di questi animali potrebbe risultare intimidatoria o imprevedibile per alcuni soggetti”. Al contrario, secondo i ricercatori, i gatti possono facilitare le interazioni sociali, aumentando i livelli di empatia e diminuendo la percezione dell’ansia o dell’eccessiva responsabilità che un cane comporta.

Lo studio svedese è un lodevole tentativo di colmare, in piccola parte, le profonde lacune della fisiologia del cervello nei casi di autismo. Sono stati così sottoposti a Pet un gruppo d 11 uomini e 4 donne con autismo e 15 persone come gruppo di controllo. Ebbene, i ricercatori hanno scoperto che le persone con autismo hanno livelli più bassi di 5-HTT, una proteina che regola la quantità di serotonina nel cervello. “I risultati – afferma Max Andersson, dottorando presso il Dipartimento di Neuroscienze Cliniche del Karolinska Institutet e autore dello studio – indicano che le persone con ASD (disturbo dello spettro autistico) manifestano concentrazioni più basse del trasportatore della serotonina nella corteccia cerebrale e in molte altre aree del cervello. I dati sembrano suggerire una correlazione tra i punteggi dei partecipanti nei test cognitivi sociali delle abilità tipicamente compromesse nell'ASD e i livelli di 5-HTT in alcune aree del cervello”. Si tratta di conclusioni che andrebbero però verificate in altri studi più approfonditi. “Speriamo che in futuro – conclude Lars Farde, del Karolinska Institutet e seconda firma dell’articolo – sarà possibile approfondire lo studio di questa particolare condizione e trovare possibili soluzioni, in modo da aiutare tutti i soggetti che soffrono di ASD”.

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