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Si accende una nuova speranza per i pazienti affetti da retinite pigmentosa, una patologia degenerativa che causa cecità. Un paziente non vedente, a cui è stata diagnosticata la malattia moltissimi anni fa, ha recuperato parzialmente la vista grazie all’utilizzo dell’optogenetica. Si tratta di una tecnica che permette di controllare specifiche cellule geneticamente modificate per rispondere agli impulsi di luce. Lo straordinario risultato è stato descritto sulla rivista Nature Medicine ed è frutto di un’ampia collaborazione internazionale, tra cui scienziati dell’Università di Pittsburgh e dell’Università Sorbonne di Parigi.

Si tratta del primo caso in assoluto, come sottolineano gli scienziati, di recupero funzionale in una malattia neurodegenerativa dopo questo tipo di trattamento. Ma sono ancora risultati preliminari di una ricerca che è ancora in corso. Il trattamento a cui è stato sottoposto il paziente prevede l'inserimento in uno dei due di un virus che “trasporta” il gene della proteina ChrimsonR. Questo che rende le cellule sensibili agli impulsi luminosi. Al trattamento genico, è seguita una sperimentazione che prevede anche l'uso di un paio di occhiali ingegnerizzati, dotati cioè di una speciale telecamera in grado di catturare le immagini presenti nel campo visivo del soggetto.

I ricercatori scrivono che la tecnica è stata ben tollerata dal paziente che, indossando gli occhialini, è riuscito a riconoscere, contare, localizzare e toccare diversi oggetti con l’occhio trattato. “La vista dell'uomo può migliorare ulteriormente, perché il cervello impiega tempo per imparare a elaborare i segnali insoliti che provengono dagli occhi”, afferma José-Alain Sahel del Vision Institute di Parigi. “Quello che probabilmente sta accadendo è il rimodellamento della connettività nella retina e nel cervello”, aggiunge. Anche gli occhiali devono essere regolati in laboratorio mentre chi li indossa si sottopone a una sorta di “addestramento”. Al momento la terapia sembra quindi permettere il ripristino delle funzioni visive nelle persone diventate cieche a causa di malattie genetiche. Ulteriori risultati dalla sperimentazione saranno necessari per avere un quadro più chiaro sulla sicurezza e l’efficacia del nuovo trattamento.

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