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Il consumo di caffè è associato a un rischio minore di sviluppare malattie croniche del fegato, come ad esempio le epatiti e il fegato grasso. L'effetto benefico sarebbe indipendente dalla tipologia di caffè: fa bene sia se è istantaneo, macinato o decaffeinato. Ad arrivare a queste conclusioni è stato uno studio condotto dagli scienziati dell’Università di Southampton e dell’Università di Edimburgo, che si è basato sull'analisi di dati riguardanti 494.585 partecipanti alla UK Biobank, una banca dati sfruttata per studiare i fattori genetici o ambientali associati a determinate condizioni di salute. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista BioMed Central Public Health.

I ricercatori hanno indagato sulle abitudini dei partecipanti, che avevano un'età compresa tra i 40 e i 69 anni, seguiti per una media di 10,7 anni. In questo arco di tempo ci sono stati 3.600 casi di malattie croniche del fegato con 301 decessi, e 1.839 casi di fegato grasso, una condizione che può portare a un'eccessiva infiammazione dell'organo e a complicanze anche gravi. Lo studio ha rilevato che il 78 per cento del campione aveva assunto caffè e che questi soggetti avevano un rischio inferiore del 21 per cento di sviluppare malattie epatiche croniche e un rischio inferiore del 49 per cento di morire a causa di queste patologie.

Il massimo beneficio è stato osservato nel gruppo di chi assumeva caffè macinato, ma anche l’istantaneo è stato associato a una riduzione del rischio di problematiche croniche del fegato. “Il caffè è una bevanda ampiamente accessibile che potrebbe offrire una serie di benefici dal punto di vista epatico”, osserva Oliver Kennedy, dell’Università di Southampton e autore principale dello studio. “I risultati del nostro lavoro, sebbene debbano essere validati in analisi più approfondite, potrebbero avere importanti implicazioni per i soggetti con redditi meno elevati, per i quali il caffè potrebbe rappresentare un metodo di prevenzione per le malattie epatiche croniche”, conclude.

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