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Si chiama reelin ed è una glicoproteina che potrebbe giocare un ruolo determinante nel glioblastoma, il tumore del cervello più aggressivo e maligno. A individuare questo nuovo possibile bersaglio terapeutico è stato un gruppo di ricercatori dell’Università Cattolica - Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e dell’Università di Roma “Sapienza” in uno studio pubblicato sulla rivista Brain Sciences.

Il glioblastoma multiforme (GBM), è un tumore tipico delle cellule gliali dell’encefalo, si manifesta principalmente nel cervello, ma può anche originare in altre sedi del sistema nervoso centrale (SNC) quali tronco cerebrale, cervelletto e midollo spinale. Diversi studi hanno suggerito il ruolo chiave di una popolazione di cellule staminali tumorali ritenute responsabili della resistenza del tumore ai trattamenti chemioterapici e radioterapici. Reelin è una glicoproteina, molto grande della matrice extracellulare che contribuisce alla migrazione, al corretto posizionamento e alla sopravvivenza dei neuroni, principalmente durante lo sviluppo del cervello.

 I ricercatori hanno studiato reelin in campioni provenienti dal tumore (GBM) e dal tessuto peritumorale (circostante il GBM) di vari pazienti. Lo studio ha evidenziato una più elevata espressione della proteina reelin nel GBM rispetto al tessuto peritumorale. Inoltre, gli studiosi, hanno focalizzato la loro attenzione sulle cellule staminali tumorali provenienti dalle due sedi, riscontrando un forte segnale dell’RNA messaggero (mRNA) di reelin e del suo adattatore molecolare DAB-1 (una molecola-interruttore che si lega a reelin e le permette di funzionare) sia nelle cellule isolate del tumore che in quelle derivate dal tessuto peritumorale. “Queste evidenze – spiegano i ricercatori – indicano che reelin nel glioblastoma potrebbe rappresentare un fattore favorevole al comportamento nefasto delle staminali tumorali e tradursi in un bersaglio terapeutico per questo tumore”. Il prossimo passo, anticipano gli esperti, “sarà tentare di bloccare il meccanismo di segnalazione di reelin con un anticorpo neutralizzante specifico (CR50) già nelle nostre mani, o mediante l’utilizzo dei piccoli RNA in grado di spegnere l’espressione genica della proteina, per studiare come reagiscono le cellule tumorali – concludono - ma siamo ancora in una fase sperimentale pre-clinica”.

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