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Può sembrare strano ma con l'avanzare dell'età alcune abilità cognitive possono migliorare. Uno studio condotto dal Brain and Language Lab presso l’Università di Georgetown e dell'Università di Lisbona ha scoperto che la concentrazione o l’acquisizione di nuove informazioni aumentano dopo i 50 anni d'età. I risultati, pubblicati sulla rivista Nature Human Behavior, potrebbero aiutare sia nella diagnosi che nel trattamento delle demenze.

Lo studio ha coinvolto centinaia di partecipanti, sottoposti a una serie di test per valutarne le abilità cerebrali. I ricercatori hanno considerato delle funzioni intrinsecamente legate ad aree della cognizione come il processo decisionale, la memoria e l'autocontrollo, che possono avere effetti sulle abilità matematiche e linguistiche, sull’orientamento e sulla capacità di interpretazione. Gli esperti hanno analizzato tre componenti separati di attenzione e funzione esecutiva: l’allerta, l’orientamento e l’inibizione esecutiva. “Sono tre processi che coinvolgono diverse aree del cervello – spiega João Veríssimo, prima firma dell’autore e ricercatore presso l’Università di Lisbona – ma sono costantemente attivi, anche se in misura diversa”. Gli studiosi hanno chiesto a 702 volontari, di età compresa tra 58 e 98 anni, di eseguire dei compiti volti a identificare i processi in corso nell’organo cerebrale dei soggetti. Ebbe, i risultati sono stati embematici.

 “Orientamento ed esecuzione – dice Veríssimo – continuano a migliorare, perché implicano un’attenzione selettiva e possono essere affinati con la pratica”. Non solo. “I miglioramenti in questi ambiti possono contrastare i declini neurali sottostanti nelle persone in età avanzata”, specifica lo scienziato. “Il nostro lavoro – aggiunge Michael T. Ullman, del Brain and Language Lab – suggerisce che queste abilità possono effettivamente migliorare durante l’invecchiamento. Nei prossimi studi potrebbe essere interessante individuare attività ed esercizi specifici, mirati a migliorare questi processi. I risultati di queste valutazioni future potrebbero rivelarsi utili anche per i pazienti con disturbi dell’invecchiamento, demenza senile o morbo di Alzheimer”.