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La serotonina potrebbe svolgere un ruolo chiave nello sviluppo della dipendenza da cocaina. Almeno questo è quanto ha ipotizzato un gruppo di scienziati dell’Okinawa Institute of Science and Technology in uno studio pubblicato sulla rivista Science. In particolare, i risultati mostrano che livelli elevati di serotonina potrebbero prevenire lo sviluppo dei sintomi della dipendenza. Lo studio è stato condotto sui topi e si è basato sulla valutazione dei marcatori biologici associati al rischio di tossicodipendenza.

La cocaina, spiegano gli autori, agisce bloccando la captazione dei neurotrasmettitori chiave, come la dopamina e la serotonina, determinando i conseguenti effetti euforici. Solo il 20 per cento dei consumatori, però, sviluppa una dipendenza compulsiva, e finora non sono chiare le ragioni per cui alcuni individui sono caratterizzati da una maggiore suscettibilità. Nei topolini analizzati, riportano gli esperti, l’accumulo di serotonina ha attivato il recettore 5-HT1B e inibito la trasmissione tra la corteccia orbitofrontale e lo striato dorsale, prevenendo i comportamenti compulsivi negli animali. Secondo i ricercatori, la dopamina sembra attivare una sorta di “plasticità sinaptica” a sua volta causata da un consolidamento delle connessioni sinaptiche che esistono tra la corteccia e lo striato dorsale. Si tratta di una simulazione forte che innesca il sistema della ricompensa e dunque la compulsione. La serotonina, invece, sembra avere un effetto diverso, anzi opposto: diminuisce il consolidamento provocato dalla dopamina, e regola, tenendolo praticamente sotto controllo, il sistema della ricompensa.

Questi risultati, sostengono i ricercatori, indicano che la serotonina potrebbe svolgere un ruolo essenziale nel modulare il rischio di sviluppare dipendenza. “Ulteriori studi dovrebbero chiarire il meccanismo neurale alla base della modulazione della serotonina", scrivono in una prospettiva correlata Katsuhiko Miyazaki e Kayoko Miyazaki, dell’Okinawa Institute of Science and Technology. "Questo lavoro potrebbe rivelarsi estremamente importante in futuro per individuare gli agenti da utilizzare per trattare o prevenire la tossicodipendenza”, concludono.

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