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Il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer è strettamente legato alle nostre abitudini di sonno. Un gruppo di ricercatori del Rensselaer Polytechnic Institute (Usa) ha dimostrato che la capacità del cervello di eliminare una proteina legata all’Alzheimer potrebbe essere in parte guidata da un regolare ciclo circadiano. I risultati, pubblicati sulla rivista Plos Genetics, aprono la strada a nuovi modi per contrastare questa malattia neurodegenerativa sempre più diffusa.

I ricercatori si sono concentrati sul legame tra abitudini di sonno e proteina beta-amiloide 42 (AB42), notoriamente legata all'Alzheimer. Tramite una serie di test condotti su cellule di topo i ricercatori hanno scoperto che il sistema immunitario può rimuovere le placche proteiche nel cervello associate alla malattia neurodegnerativa secondo un programma circadiano e questo potrebbe essere influenzato dalla perdita di sonno, suggerisce uno studio che coinvolge cellule di topo. “La regolazione circadiana delle cellule immunitarie – afferma Jennifer Hurley, del Rensselaer Polytechnic Institute – gioca un ruolo fondamentale nella relazione tra l’orologio biologico e il rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer. Il nostro lavoro indica che una sana dormita potrebbe essere importante per alleviare alcuni dei sintomi della malattia e anche nella prevenzione della patologia”.

Gli eccessi di proteina beta-amiloide, spiegano gli autori, sono stati quindi collegati a maggiori possibilità di incorrere nella malattia di Alzheimer. Il sistema circadiano, aggiungono gli esperti, dipende da un insieme di proteine che provocando oscillazioni giornaliere nei livelli di enzimi e ormoni, influenzando parametri fisiologici come temperatura corporea e sistema immunitario. “Quello che abbiamo scoperto – aggiunge Hurley – potrebbe essere utile per sviluppare terapie mirate che incoraggino lo smaltimento dell’AB42. Tali strategie potrebbero prevenire i danni al cervello e diminuire il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer”.

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