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Quando si collabora i cervelli si allineano

L’intelligenza artificiale potrebbe trasformare radicalmente la cura dei neonati prematuri, consentendo ai medici di prevedere con elevata precisione il loro percorso clinico già nelle prime ore di vita. È quanto emerge da uno studio guidato da Stanford Medicine, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Science Translational Medicine, che dimostra come un algoritmo di deep learning possa analizzare campioni di sangue raccolti alla nascita per anticipare lo sviluppo delle principali complicanze legate alla prematurità. La ricerca si basa sull’analisi dei dati di oltre 13.000 bambini nati pretermine in California, utilizzando i tradizionali “dried blood spot” prelevati di routine nei primi giorni di vita.

Incrociando i profili metabolici del sangue con le cartelle cliniche, l’algoritmo ha individuato schemi biologici associati a specifici esiti di salute nei mesi successivi alla nascita. I risultati mostrano che la prematurità non è una condizione unica, ma comprende diverse traiettorie cliniche distinte. Bambini nati alla stessa età gestazionale e con peso simile possono infatti sviluppare complicanze molto diverse, che interessano intestino, polmoni, cervello o vista. Il modello di intelligenza artificiale è riuscito a prevedere con un’accuratezza superiore all’85% lo sviluppo di quattro gravi condizioni: enterocolite necrotizzante, retinopatia della prematurità, displasia broncopolmonare ed emorragia intraventricolare. Secondo i ricercatori, combinando sei indicatori metabolici con informazioni cliniche di base – come peso alla nascita, età gestazionale e punteggio Apgar – è possibile costruire un indice di salute neonatale in grado di indicare precocemente quali bambini sono più a rischio.

Questo approccio potrebbe aiutare a decidere tempestivamente il trasferimento dei neonati verso reparti di terapia intensiva specializzati e fornire alle famiglie informazioni più accurate sulla prognosi. Gli autori sottolineano che il lavoro rappresenta un primo passo verso una nuova “classificazione biologica” della prematurità e verso l’adozione di interventi mirati prima che le complicanze si manifestino pienamente.

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