Si chiama YntraDose l’innovativa terapia locoregionale per tumori pancreatici non operabili al centro di un protocollo sperimentale innovativo che vede protagonista un radiofarmaco, una sorta di ‘colla radioattiva’ che il radiologo interventista inietta direttamente nel tumore con una sorta di lungo ago attraverso la parete addominale.
Il tumore del pancreas – con 14mila nuove diagnosi l’anno e una mortalità a 5 anni ancora molto elevata (tra il 5 e il 12%) - resta una delle neoplasie più difficili da diagnosticare in fase precoce e dunque da trattare, anche perché solo il 10-15% dei casi è operabile quando viene scoperto. Un terzo circa di tutti gli adenocarcinomi pancreatici alla diagnosi è del tipo ‘localmente avanzato’, che non ha ancora dato metastasi, ma che non consente direttamente l’intervento. Queste persone vengono dunque sottoposte a terapia neoadiuvante (chemioterapia sistemica), nella speranza di ridurre le dimensioni del tumore e rendere possibile l’asportazione chirurgica.
Proprio con la speranza di migliorare questo bilancio ha appena preso il via uno studio di fattibilità, internazionale, multicentrico, in aperto, nel quale il nuovo trattamento viene utilizzato in aggiunta alla chemioterapia standard. Lo studio - attualmente in fase di arruolamento attivo - coinvolge diversi centri europei, tra cui strutture in Belgio e UK: il Policlinico Gemelli è l’unico centro italiano coinvolto in questa sperimentazione internazionale di fase 2, che nel nostro Paese arruolerà dieci pazienti.
La tecnologia sotto esame rilascia radiazioni mirate tramite microsfere di ittrio-90 (un radionuclide che emette radiazioni beta, già ampiamente utilizzato per alcune neplasie eptiche) iniettate direttamente nel tumore e stabilizzate da una matrice adesiva: l’ittrio-90 è un radionuclide emettitore di radiazioni beta, già ampiamente utilizzato nel trattamento di alcune neoplasie epatiche. La procedura permette una irradiazione altamente selettiva, con un rilascio localizzato di radiazioni ad alta energia che induce la morte delle cellule tumorali minimizzando l’esposizione dei tessuti sani circostanti e riducendo gli effetti collaterali sistemici.




