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Quando si collabora i cervelli si allineano

Estendere lo screening sul consumo di alcol e gli interventi brevi nella medicina di base potrebbe ridurre la mortalità prematura legata all’alcol e contribuire a diminuire le disuguaglianze socioeconomiche nella salute. È quanto emerge da uno studio guidato da Charlotte Probst, dell’Institute for Mental Health Policy Research del Centre for Addiction and Mental Health (CAMH) di Toronto, pubblicato sulla rivista JAMA Health Forum, che attraverso un modello di microsimulazione ha valutato gli effetti di un ampliamento dei programmi di prevenzione negli Stati Uniti.

Lo studio ha utilizzato un modello decisionale analitico e una microsimulazione per stimare quale potrebbe essere l’impatto dell’estensione dei programmi di identificazione precoce del consumo di alcol a rischio e dei successivi interventi di counselling breve effettuati nell’assistenza primaria. Gli autori hanno confrontato lo scenario attuale con un’ipotesi nella quale ogni anno vengano effettuati circa 8 milioni di interventi aggiuntivi. Secondo le simulazioni, entro il 2030 questa strategia potrebbe ridurre in modo significativo gli anni di vita potenziali persi a causa delle principali patologie e condizioni correlate al consumo di alcol.

Negli uomini la riduzione stimata è pari a 51,3 anni di vita persi ogni 100mila adulti all’anno, con un intervallo di credibilità del 95% compreso tra 73,2 e 32,8 anni. Nelle donne, invece, il calo previsto è di 34,1 anni di vita persi ogni 100mila adulti, con un intervallo di credibilità del 95% tra 54,5 e 16,1 anni, rispetto allo scenario in cui non vengano introdotte ulteriori misure di prevenzione. I risultati indicano che un rafforzamento dei programmi di screening potrebbe rappresentare uno strumento efficace di sanità pubblica per contrastare gli effetti del consumo dannoso di alcol, intercettando precocemente le persone a rischio e favorendo interventi tempestivi prima dell’insorgenza delle principali complicanze.

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