La malattia di Parkinson in Europa ha raggiunto un costo sociale annuo di ben 22,8 miliardi di euro, il 76 per cento dei quali è associato a costi medici e non medici diretti, come farmaci, ricoveri e adattamenti domestici. A calcolarlo uno studio, pubblicato sulla rivista Movement Disorders, condotto dagli scienziati dell’European Academy of Neurology e dell’Università di Duisburg-Essen in Germania. Il team, guidato da Günther Deuschl e Richard Dodel, ha considerato le stime di diffusione della malattia di Parkinson attraverso Global Burden of Disease Study, che si basa su dati economici provenienti da una revisione sistematica di studi europei sui costi della condizione.
Stando a quanto emerge dall’indagine Germania, Francia, Italia, Spagna e Regno Unito rappresentano il 75 per cento della spesa complessiva europea associata al Parkinson. La prevalenza della malattia dal 1990 è salita da 135 a 247 casi ogni 100mila persone. Tali valori sono correlati all’invecchiamento demografico e al miglioramento delle tecniche diagnostiche. Il costo sociale annuo della condizione equivale a circa 22,8 miliardi di euro ogni anno, il 19% dei quali è sostenuto da familiari e amici dei pazienti. I risultati, commentano gli esperti, evidenziano che i sistemi sanitari e sociali dovranno affrontare una pressione crescente negli anni a venire.
“Questo lavoro - afferma Dodel - fornisce ai decisori politici e ai pianificatori sanitari prove fondamentali per comprendere il crescente peso del Parkinson e pianificare i futuri bisogni assistenziali. Le cifre riflettono anche la qualità e il costo delle cure che ricevono. La concentrazione dei costi in cinque paesi principali è dovuta a fattori demografici e alla maggiore disponibilità di dati economici”. Questo implica l’esigenza di adottare metodi più standardizzati a livello internazionale per raccogliere dati sui costi sanitari, specialmente nei paesi a medio-basso reddito dove oggi mancano dati affidabili.




