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In Italia soffrono di lesioni cutanee gravi e complesse oltre 2 milioni di persone.

Scegliere la prima valvola cardiaco-aortica guardando già a come, dove e quando si dovrà impiantare la seconda: è questo il nuovo paradigma clinico che sta ridefinendo la cardiologia interventistica. In Italia, dove si eseguono ormai oltre 14.400 interventi di TAVI all’anno, la sostituzione valvolare percutanea a cuore battente e senza apertura del torace riguarda una popolazione sempre più giovane e a basso rischio chirurgico. Questa evoluzione impone di non considerare più la prima protesi come un traguardo isolato, ma la prima mossa di una strategia a lungo termine che abbraccia l’intero arco di vita. È questo il messaggio del 47esimo congresso nazionale della Società Italiana di Cardiologia Interventistica (GISE), a Milano.

“L’estensione delle indicazioni alla TAVI a pazienti più giovani - sottolinea Alfredo Marchese, direttore dell’Unità di Cardiologia Interventistica dell’Ospedale Santa Maria di Bari e presidente GISE - ci impone un cambio di prospettiva. Oggi non risolviamo solo il problema immediato, ma progettiamo la salute del cuore del paziente per i successivi 20-30 anni. Scegliere la prima valvola significa garantire che l’anello aortico sia dimensionato alla perfezione per evitare sovraccarichi al cuore, posizionare la protesi in modo da lasciare le arterie coronarie liberamente accessibili per trattare infarti futuri, e predisporre l’anatomia cardiaca a un eventuale secondo impianto mini-invasivo a distanza di anni, in totale sicurezza”.

Per guidare la scelta in vista di un futuro secondo intervento, l’Heart Team si avvale dell’angio-TC pre-operatoria ad altissima risoluzione per valutare parametri anatomici ed emodinamici rigorosi. “La pianificazione - conclude Marchese - consente di prevenire complicanze come la trombosi dei lembi valvolari: una condizione che se trascurata aumenta il rischio di complicanze cerebrovascolari, ma che con una diagnosi tempestiva e un’adeguata terapia anticoagulante si risolve nella quasi totalità dei casi”.

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