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Contrariamente a ciò che spesso si teme, i farmaci antipertensivi - ormai disponibili in tutte le diverse classi come equivalenti - non aumentano il rischio di cadute in anziani sani e residenti in comunità. E’ il risultato di uno studio, pubblicato online su Hypertension, che contraddice un articolo dello scorso anno (pubblicato sulla rivista scientifica JAMA Internal Medicine) secondo cui esisteva un elevato rischio di gravi lesioni dovute a cadute negli anziani in terapia con farmaci per abbassare la pressione, soprattutto fra coloro che erano già caduti precedentemente.

Il nuovo studio, guidato da Lewis Lipsitz, direttore dell’Institute for Aging Research all’Hebrew Senior Life e professore di Medicina alla Harvard Medical School di Boston (USA), ha seguito per un anno 598 uomini e donne anziani che soffrivano di ipertensione. I partecipanti avevano un età compresa tra i 70 e i 97 anni.

Alla partenza dello studio, l’89,5% dei soggetti coinvolti assumeva antipertensivi, tra cui gli inibitori del recettore dell’angiotensina (o sartani) (12,8%), gli inibitori dell’enzima convertitore dell’angiotensina (ACE-inibitori) (34,7%), gli alfa-bloccanti (7,1%), i beta-bloccanti (51,9%), i calcio-antagonisti (29,3%) e i diuretici (47,0%). Durante il follow-up, 267 partecipanti (44,7%) sono caduti 541 volte. Il numero di cadute a persona andava da 0 a 17. Non è stata tuttavia mostrata alcuna relazione rilevante tra l’uso generale di antipertensivi e il rischio di cadute. Anzi: i pazienti che assumevano calcio-antagonisti avevano il 38% in meno di rischio di cadere e il 43% in meno di farlo in uno spazio chiuso. I soggetti sotto l’effetto di ACE inibitori avevano il 38% in meno di possibilità di cadute dannose.

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