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L’Istat lancia l’allarme depressione, e nota come colpisca in modo selettivo le categorie più deboli sul piano socio-economico, quali i disoccupati e le donne. I numeri più allarmanti riguardano anziani e giovani, per motivi analoghi: l’isolamento sociale, e anche un’assistenza poco integrata tra gli attori coinvolti

A volte non servono i manuali di psichiatria per capire quantomeno parte delle cause che determinano le tendenze depressive, specie se entrano in gioco di situazioni di palese disagio sociale e/o economico.

Un rapporto dell’Istat, “La salute mentale nelle varie fasi della vita, anni 2015-2017”, delinea tendenze piuttosto preoccupanti nel nostro Paese, a partire dal dato complessivo:  “Nel 2016 circa 800mila persone di 18 anni e più (161 per 10mila residenti) hanno ricevuto trattamenti nei servizi dei Dipartimenti di salute mentale”.

Il disturbo psichico più diffuso tra gli italiani è proprio la depressione, che colpisce circa 2,8 milioni di persone, con proiezioni in aumento rispetto agli anni precedenti. Magra consolazione, rimaniamo un po’ al di sotto della media europea, il 5,5% contro il 7,1% continentale. L’aspetto cruciale è che la malattia colpisce selettivamente le categorie più deboli. Nel mondo del lavoro, i depressi tra gli occupati sono il 3,5%, mentre si sale all’8,9% tra i disoccupati e al 10,8% tra gli inattivi. Nell’ambito di genere, le donne sono il doppio a soffrirne, ossia il 9,1, rispetto al 4,8% degli uomini.

A far svettare amaramente il nostro Paese nell’ambito di statistiche comparate sono alcune categorie, e in particolare gli anziani: l’11,8% degli italiani over-65 risulta depresso, mentre in Europa si scende all’8,8%. La ragione di fondo è nella crescente condizione di isolamento, a dispetto delle nostre celebrate tradizioni familiari. “Si è impoverita la rete familiare e sociale e, in primo luogo nelle metropoli, è ormai venuta a mancare quella tradizionale assistenza di 'buon vicinato' del passato”, nota Claudio Mencacci, past president della Società Italiana di Psichiatria (Sip).

L’altra categoria a risultare a massimo rischio è quella dei giovanissimi, nell’età scolare. L’Istat rileva un lento ma costante incremento degli alunni con disabilità all'interno delle scuole italiane, due terzi dei quali hanno disabilità intellettive. Ancor più allarmanti le tendenze emerse all’ultimo Congresso della Sip. Gli utenti di neuropsichiatria infantile negli ultimi cinque anni sono aumentati del 45%, e nell’ultimo biennio è emerso un boom di emergenze psichiatriche tra gli adolescenti, +21% di accesso al Pronto Soccorso, addirittura +28% di ricoveri.

Le ragioni individuate alla base di tali incrementi sono in qualche modo speculari al problema degli anziani, afferiscono cioè all’isolamento.. “Sono ragazzi invisibili, poco intercettati e particolarmente vulnerabili”, spiega Filomena Albano, dell’Autorità Garante per l'infanzia e l'adolescenza (Agia) che ha promosso un'indagine in proposito, con una conclusione che richiama piuttosto duramente l’ambito dell’assistenza: “Mancanza di integrazione e comunicazione tra gli operatori dello stesso ambito territoriale, carenza di servizi e strutture dedicati e di personale con esperienza specifica, solitudine delle famiglie con adolescenti con disagio, che andrebbero sostenute adeguatamente e valorizzate”.

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