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Una dieta vegana o vegetariana non è più sana di quelle che includono la carne se coloro che la seguono non escludono anche il “cibo spazzatura”. Un'alimentazione a base vegetale, infatti, è inutile se si continuano a mangiare cibi trasformati e carichi di zuccheri. Uno studio condotto dalla Harokopio University di Atene ha concluso che è fondamentale evitare dolci, succhi di frutta e cereali raffinati, come pane bianco o farina bianca. I risultati sono stati presentati al meeting annuale dell’American College of Cardiology.

Lo studio, durato 10 anni, ha coinvolto 2mila persone la cui dieta è stata messa sotto la lente di ingrandimento. Gli alimenti sani considerati includevano frutta, verdura, cereali integrali, noci, oli, tè e caffè. Quelli poco salutari includevano succhi di frutta, bevande zuccherate, patate, dolci e cereali raffinati. Ebbene, dai risultati è emerso che coloro che seguivano diete sane a base vegetale beneficiavano di una “significativa riduzione del rischio cardiovascolare” rispetto a coloro che consumavano più prodotti di origine animale. In particolare, una dieta con ridotto apporto di alimenti di origine animale ha ridotto del 25 per cento il rischio cardiovascolare nelle donne e dell’11 per cento negli uomini. Tuttavia, qualora l’alimentazione seguita includesse cibi non salutari, anche se non di origine animale, questi benefici verrebbero annullati.

Infatti, coloro che nello studio mangiavano molti alimenti trasformati avevano più probabilità di soffrire di cattive condizioni di salute, indipendentemente dal fatto se fossero diventati vegani, vegetariani o semplicemente avessero ridotto il consumo di carne. “Sembra che seguire semplicemente una dieta vegana o vegetariana non sia sufficiente per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari”, dice  Demosthenes Panagiotakos, ricercatore della Harokopio University di Atene e autore dello studio. “È anche importante concentrarsi su gruppi alimentari specifici e salutari a base vegetale per vedere un beneficio in termini di riduzione delle malattie cardiovascolari”, conclude.

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