MENU

In futuro sarà possibile diagnosticare il morbo d’Alzheimer con un semplice esame del sangue. In due studi diversi un gruppo di ricercatori della Lund University (Svezia) e uno della Washington School of Medicine(Usa) hanno dimostrato che la presenza a certi livelli nel plasma della proteina p-tau217 predice con enorme anticipo lo sviluppo dell’Alzheimer. Questo consentirebbe ai pazienti di accedere tempestivamente ai trattamenti. I risultati degli studi sono stati pubblicati rispettivamente sulla rivista Jama e sul Journal of Experimental Medicine.

 

Da tempo ricercatori e clinici stanno cercando un modo per predire o diagnosticare precocemente la demenza di Alzheimer attraverso l’individuazione di biomarcatori. Oggi, infatti, la malattia viene individuata nella maggior parte dei casi quando i sintomi sono evidenti e il cervello è ormai troppo compromesso per riuscire a valutare gli effetti delle terapie sperimentali. Per questo è fondamentale trovare un modo semplice ed economico per fare una diagnosi precoce. Con il lavoro dei ricercatori svedesi e poi degli scienziati americani dovremmo esserci vicini. Nelle due ricerche gli scienziati mostrano come la presenza a certi livelli nel plasma della proteina p-tau217 sia altamente specifica per la malattia di Alzheimer e che misurarli possa consentire di fare una diagnosi in modo semplice ma accurato.

Le persone con Alzheimer avrebbero livelli di p-tau217 nel sangue superiori rispetto alle persone non affette. Si tratta di valori che possono essere riscontrati già molti anni prima che i sintomi della malattia si manifestino. Secondo i ricercatori il test della proteina p-tau217 fornisce un quadro delle condizioni del paziente equivalente a quello che si ottiene con una scansione cerebrale o andando a cercare la stessa proteina nel liquido cerebrale e nel midollo spinale dei pazienti, anche prima che sviluppino i sintomi. Inoltre analizzando questo parametro si riesce a distinguere la malattia di Alzheimer da altre condizioni neurodegenerative. “Anche se è necessario ancora lavoro per ottimizzare il saggio e testarlo in altre persone prima che diventi disponibile in clinica, questo test sul sangue potrebbe diventare particolarmente utile per migliorare il riconoscimento, la diagnosi e la cura delle persone nell'ambito delle cure primarie”, dichiara Oskar Hansson, professore di ricerca clinica sulla memoria presso l’Università di Lund.

 

Articoli Correlati