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Una valida, più economica e più sicura alternativa agli antidolorifici attualmente disponibili. E' quello che potrebbe essere BMS-986122, modulatore allosterico che sembra in grado di  amplificare gli effetti antidolorifici delle sostanze prodotte naturalmente dall’organismo per contrastare il dolore. A individuarla è stato un gruppo di ricercatori dell'Università del Michigan in uno studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences che aveva lo scopo di esplorare le capacità dell’organismo di rispondere alle stimolazioni dolorose.

I farmaci oppioidi attualmente in uso agiscono sui recettori presenti nel cervello e in altre parti del corpo, come il recettore mu-oppioide, che si lega agli antidolorifici naturali del corpo chiamati endorfine ed encefaline endogene. Le sostanze che agiscono sul mu-oppioide, sebbene efficaci, possono causare dipendenza e altri effetti collaterali, come sonnolenza, problemi respiratori, costipazione e nausea. “Quando si prova dolore – spiega John Traynor dell’Università del Michigan – il cervello rilascia degli oppioidi endogeni, ma non sono abbastanza potenti o sufficientemente duraturi da controllare la reazione al dolore”. I ricercatori hanno così ipotizzato che alcune sostanze, chiamate modulatori allosterici positivi, possono essere utilizzate per migliorare le endorfine naturali e in questo lavoro ha dimostrato che BMS-986122 può aumentare la capacità delle encefaline di attivare il recettore mu-oppioide.

A differenza dei farmaci oppioidi, i modulatori allosterici si attivano solo quando necessario. “Le encefaline vengono rilasciate nelle regioni specifiche del corpo – precisa Traynor – per cui vengono metabolizzate rapidamente, mentre farmaci come la morfina raggiungono molte zone e possono restare nell’organismo per diverse ore”. Il gruppo di ricerca ha utilizzato un modello murino per valutare l’effetto dell’attivazione del recettore. Stando ai risultati, BMS-986122 ha mostrato effetti collaterali estremamente ridotti di depressione respiratoria, costipazione e dipendenza. Gli autori sottolineano che nei prossimi studi sarà esaminata la capacità di migliorare l'attivazione degli oppioidi endogeni in condizioni di stress o dolore cronico. “Anche se queste molecole non risolveranno la necessità di oppioidi – conclude Traynor – potrebbero rivelarsi molto utili per diversi pazienti. Speriamo di offrire un trattamento alternativo per i soggetti che soffrono di dolore cronico o altre patologie che attualmente richiedono l’uso di oppiacei”.

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