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L’esposizione a lungo termine al rumore del traffico su strade e ferrovie potrebbe essere associata a un rischio più elevato di sviluppare demenza, in particolare la malattia di Alzheimer. E' questa l’allarmante ipotesi che emerge da uno studio condotto dagli scienziati della University of Southern Denmark, del Danish Cancer Society Research Center, dell’Università di Copenaghen e della Aarhus University, che hanno valutato la correlazione tra l’inquinamento acustico e la possibilità di sviluppare demenza. I risultati sono stati pubblicati sul British Medical Journal.

Il team, guidato dalla scienziata Manuella Lech Cantuaria, ha esaminato 8.475 casi di demenza registrati in Danimarca su un campione di oltre duemila persone monitorate per una media di 8,5 anni. Secondo le stime del gruppo di ricerca, 1.216 episodi, pari a circa il 14 per cento del totale considerato, potrebbero essere attribuiti all’esposizione al rumore. L’inquinamento acustico da trasporti rappresenta il secondo fattore di rischio ambientale per la salute pubblica in Europa, subito dopo l’inquinamento atmosferico. Si ritiene che circa un quinto della popolazione europea sia esposta a livelli di disturbo acustico superiori alla soglia raccomandata di 55 decibel (dB). Nel nuovo studio, gli scienziati hanno scoperto che il rumore del traffico stradale superiore ai 55 dB era associato a un rischio fino al 27 per cento più elevato di sviluppare la malattia di Alzheimer rispetto all’esposizione a inquinamento inferiore di 40 dB, mentre quello ferroviario sembrava correlato a un incremento del 24 per cento in più in caso di esposizione a rumori dai 50 dB.

Il rumore proveniente dal traffico stradale è stato inoltre legato a un rischio più elevato di sviluppare demenza vascolare. Gli scienziati ipotizzano che questi effetti siano dovuti al rilascio di ormoni dello stress e disturbi del sonno, che possono provocare problematiche cardiovascolari e coronariche o alterazioni nel sistema immunitario. “Se i nostri risultati verranno confermati nei prossimi lavori – commentano gli autori – potrebbero avere un grande effetto sulla stima dell’impatto da inquinamento acustico. Ampliare le nostre conoscenze sugli effetti dannosi del rumore è essenziale per stabilire le priorità e attuare politiche efficaci sulla prevenzione e il controllo delle malattie, compresa la demenza”.

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