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Il computer e lo smartphone possono essere di grande aiuto nella gestione dei sintomi della depressione. È una buonissima notizia che arriva proprio in tempi di pandemia, quando cioè la tecnologia è stata e continua a essere fondamentale per offrire aiuto a quanti ne hanno bisogno. Lo studio non si è concentrato sulla “telemedicina”, ma sulle applicazioni digitali che aiutano proprio nel trattamento. A condurlo è stato un gruppo di ricercatori dell’Università di Helsinki e i risultati sono stati pubblicati sulla rivista Psychological Bulletin.

“Data l’adozione accelerata degli interventi digitali a causa del Covid-19 - spiega l’autore principale Isaac Moshe, dottorando presso l’Università di Helsinki - è importante chiedersi fino a che punto gli interventi digitali sono efficaci nel trattamento della depressione, se possono fornire alternative praticabili alla psicoterapia faccia a faccia e quali sono i fattori chiave che producono risultati”. Gli interventi digitali non sono la stessa cosa della “teleterapia”, che ha ricevuto molta attenzione durante la pandemia. La “teleterapia” utilizza servizi di videoconferenza o telefono per facilitare la psicoterapia individuale. I ricercatori hanno condotto una meta-analisi di 83 studi che hanno testati applicazioni digitali per il trattamento della depressione e che hanno coinvolto più di 15.000 partecipanti in totale. Ebbene, i ricercatori hanno scoperto che gli interventi digitali hanno migliorato i sintomi della depressione, ma l’effetto non è stato così forte come quello della psicoterapia faccia a faccia. I trattamenti digitali che hanno coinvolto una componente umana, sia sotto forma di feedback sugli incarichi che di assistenza tecnica, sono stati i più efficaci nel ridurre i sintomi della depressione.

Una scoperta che ha preoccupato Moshe è stata che solo circa la metà dei partecipanti ha effettivamente completato il trattamento completo. Quel numero era ancora più basso (25%) negli studi condotti in contesti sanitari reali rispetto agli esperimenti di laboratorio controllati. Questo può aiutare a spiegare perché i trattamenti testati in contesti reali erano meno efficaci di quelli testati in laboratorio. “La pandemia di Covid-19 - sottolinea Moshe - ha avuto un forte impatto sulla salute mentale in tutto il mondo. Si prevede che la depressione sarà la principale causa di anni di vita persi a causa della malattia entro il 2030. Allo stesso tempo, meno di 1 persona su 5 riceve cure adeguate e meno di 1 su 27 in contesti a basso reddito. Una delle ragioni principali di ciò è la mancanza di operatori sanitari qualificati. Nel complesso, i risultati degli studi sull’efficacia suggeriscono che gli interventi digitali possono avere un ruolo prezioso da svolgere come parte dell’offerta di trattamento nell’assistenza di routine, soprattutto se accompagnati da una sorta di guida umana”.

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