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Si chiama AMBLor ed è un test innovativo in grado di prevedere in modo affidabile le probabilità di un paziente di sviluppare una recidiva del melanoma, il tipo di cancro alla pelle più pericoloso. Il nuovo e prezioso test, descritto sul British Journal of Dermatology, è stato messo a punto da un gruppo di scienziati dell’Università di Newcastle e della società AMLo Biosciences, nata come spin off dell’ateneo britannico. Il lavoro degli studiosi è inziato con lo studio del meccanismo con cui il melanoma di diffonde. Una volta raccolte le informazioni hanno messo a punto il nuovo esame diagnostico in grado di riconoscere il livello di pericolo corso da un paziente.

Il test può essere applicato in seguito a una normale biopsia e identifica il rischio di progressione della malattia. I casi di melanoma, riportano gli autori, si verificano in oltre 16mila persone nel Regno Unito e in più di 96mila individui negli Stati Uniti. “Abbiamo individuato delle proteine che contribuiscono a mantenere l’integrità dello strato superiore della pelle”, riferisce Penny Lovat, scienziata che ha guidato lo studio. “Il deterioramento di queste proteine può costituire la base per una serie di problematiche. L’esame diagnostico - continua - che abbiamo sviluppato si fonda proprio sulla comprensione di questo meccanismo biologico. AMBLor offre una prognosi personalizzata perché prevede in modo accurato la probabilità che il cancro della pelle si diffonda. Questo test aiuterà i medici a individuare con rapidità e precisione i pazienti a basso rischio e quelli che necessitano monitoraggio e osservazione costanti”.

Per effettuare il test, stando a quanto riferito dagli scienziati, è necessario inviare delle sezioni di tessuto raccolte tramite biopsia standard, ma il gruppo di ricerca ha presentato domanda per la messa a disposizione del test nel circuito del servizio sanitario nazionale. “L’uso di un esame specifico contribuisce ad alleviare lo stress e l’ansia per i pazienti che ricevono la diagnosi di melanoma”, osserva Phil Brady, Chief Operating Officer della British Skin Foundation. “La possibilità di riconoscere i casi potenzialmente pericolosi riduce inoltre i costi che gravano sul servizio sanitario nazionale”, conclude.

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