Un semplice tampone nasale potrebbe individuare l’Alzheimer prima della comparsa dei sintomi. Lo indica uno studio pubblicato su Nature Communications e guidato da Bradley J. Goldstein e Vincent M. D’Anniballe della Duke University School of Medicine. I ricercatori hanno sviluppato una procedura minimamente invasiva che consente di raccogliere cellule nervose e immunitarie nella parte alta del naso, dove si trovano i neuroni dell’olfatto. Analizzando l’attività genetica di queste cellule, il test è in grado di rilevare alterazioni biologiche associate alla malattia anche in fase precoce.
Lo studio, condotto su 22 partecipanti, ha analizzato migliaia di geni in centinaia di migliaia di cellule. I risultati mostrano che un punteggio genetico combinato consente di distinguere persone con Alzheimer, anche nelle fasi iniziali, da soggetti sani con un’accuratezza di circa l’81%. A differenza dei test del sangue attualmente disponibili, che rilevano marcatori più tardivi, il tampone nasale permette di osservare direttamente l’attività di cellule nervose vive, offrendo una finestra più precoce sui cambiamenti legati alla malattia.
“Gran parte delle informazioni sull’Alzheimer deriva da tessuti post-mortem”, sottolinea D’Anniballe. “Ora possiamo osservare il tessuto neurale vivente, aprendo nuove possibilità per la diagnosi precoce e per valutare l’efficacia dei trattamenti nel tempo”, aggiunge. Secondo gli autori, questo approccio potrebbe aprire nuove prospettive per la diagnosi anticipata e per il monitoraggio dell’efficacia delle terapie. Il team sta già ampliando lo studio su gruppi più ampi di pazienti. “Vogliamo confermare la presenza di Alzheimer molto precocemente, prima che il danno cerebrale si accumuli”, dichiara Goldstein. “Diagnosticare in anticipo significa poter intervenire con terapie preventive e potenzialmente evitare l’insorgenza della forma clinica della malattia”, conclude.




