L'Alzheimer, il lieve decadimento cognitivo, la dipendenza da alcol e diversi disturbi psichiatrici sono associati a un’accelerazione dell’invecchiamento cerebrale, ma ciascuna condizione lascia una firma distinta nelle diverse aree del cervello. È quanto emerge da uno studio guidato da Shile Qi della Nanjing University of Aeronautics and Astronautics, in collaborazione con ricercatori statunitensi, pubblicato sulla rivista PLOS Medicine. Per valutare l’età biologica del cervello, i ricercatori hanno utilizzato il parametro Predictive Age Difference (PAD), che misura la differenza tra l’età anagrafica e quella stimata attraverso immagini di risonanza magnetica.
Un valore positivo indica che il cervello appare più vecchio del previsto. Lo studio ha analizzato immagini di risonanza magnetica strutturale provenienti da 45.900 soggetti sani e le ha confrontate con quelle di 2.698 pazienti affetti da nove differenti condizioni neurologiche e psichiatriche. I risultati mostrano che l’accelerazione dell’invecchiamento cerebrale è particolarmente marcata nei pazienti con Alzheimer e lieve decadimento cognitivo, mentre aumenti significativi del PAD sono stati osservati anche nei soggetti con dipendenza da alcol e nei principali disturbi psichiatrici, soprattutto nella schizofrenia.
Al contrario, non sono emerse differenze significative tra le persone con ADHD o disturbo dello spettro autistico. Nei disturbi psichiatrici il fenomeno interessa soprattutto i lobi frontali e temporali, mentre nelle malattie neurodegenerative coinvolge prevalentemente le aree frontali e occipitali. Nelle dipendenze da sostanze l’accelerazione dell’invecchiamento riguarda invece strutture coinvolte nei processi decisionali, nella motivazione e nella ricompensa. Pur trattandosi di associazioni e non di rapporti causali, gli autori ritengono che il PAD possa diventare un biomarcatore utile per comprendere meglio i meccanismi biologici delle principali malattie del cervello.




