Il cortisolo non è un nemico della capacità riproduttiva, ma un prezioso alleato. Questo è quanto emerge da uno studio coordinato dell'Università La Trobe in Australia, i cui risultati sono stati pubblicati sul Journal of Experimental Biology. La ricerca ha rilevato che, sebbene il cortisolo sia spesso etichettato come “ormone dello stress”, rappresenta una componente normale e potenzialmente benefica dei cicli riproduttivi femminili.
I ricercatori hanno esaminato quasi 70 studi sul cortisolo nel regno animale, inclusi mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci, alla ricerca di informazioni sui normali livelli di cortisolo durante il ciclo ovarico. Hanno scoperto che il 73% degli studi riportava un cambiamento significativo del cortisolo durante i cicli ovarici sani, con livelli che spesso aumentavano intorno al periodo dell’ovulazione, suggerendo che si tratti di una parte normale dei cicli ovarici femminili sani. Secondo i ricercatori, i risultati mettono in discussione la semplice convinzione che livelli elevati di cortisolo sopprimano sempre la riproduzione, suggerendo invece che siano una componente importante della fertilità.
“L’infertilità - spiega Kerry Fanson, autrice senior dello studio - è un problema enorme in tutti i settori, non solo per gli esseri umani: è importante anche per chi, come gli allevatori di bestiame da latte, vuole capire perché le proprie mucche non rimangono incinte, o per contribuire alla sopravvivenza delle specie in via di estinzione. Sebbene il nostro studio non abbia incluso esseri umani, i nostri risultati sono applicabili anche alle persone, poiché i principi sono gli stessi”. Fanson ha affermato che gli scienziati che si occupano di riproduzione possono ora includere il cortisolo naturale negli studi sulla fertilità e ottenere risultati migliori. "Riconoscere l’importanza del cortisolo nella riproduzione apre nuove prospettive per la diagnosi e il trattamento dei problemi riproduttivi”, conclude Fanson.




