Individuare un tumore al seno già al primo stadio attraverso un semplice prelievo di sangue, affiancando la mammografia per migliorare la diagnosi precoce. È l’obiettivo di una sperimentazione clinica avviata dai ricercatori dell’USC Norris Comprehensive Cancer Center, della University of Southern California, negli Stati Uniti. Lo studio, coordinato dall’oncologa Anastasia Martynova, valuterà l’accuratezza di una nuova biopsia liquida capace di identificare nel sangue cellule rare associate al tumore e particelle rilasciate dalle cellule cancerose.
Il test, sviluppato dal gruppo di Peter Kuhn presso l’USC Michelson Center Convergent Science Institute in Cancer, utilizza un approccio diverso dalle biopsie liquide tradizionali, che cercano prevalentemente frammenti di DNA tumorale. La nuova tecnologia analizza anche le grandi vescicole extracellulari, indicate con la sigla L-EVs, minuscole particelle che possono entrare nel circolo sanguigno nelle prime fasi della malattia. I dati preliminari suggeriscono che questi segnali possano essere rilevabili anche negli stadi iniziali del carcinoma mammario, quando la quantità di DNA tumorale circolante può essere troppo bassa per essere individuata. La sperimentazione prevede due prelievi di sangue, a distanza di un anno, i cui risultati saranno confrontati con le diagnosi delle pazienti per verificare l’accuratezza del metodo.
Il test potrebbe aiutare a chiarire alcuni risultati mammografici sospetti, che oggi richiedono ulteriori esami, biopsie o controlli successivi. Se ne sarà dimostrata l’efficacia, potrebbe offrire uno strumento aggiuntivo alle donne che vivono in aree con accesso limitato alla mammografia o che hanno subito una mastectomia. La sperimentazione è attualmente nella fase 1. In caso di risultati positivi, è previsto uno studio di fase 2 su un gruppo più ampio di pazienti. Gli scienziati precisano che il test è ancora sperimentale e non sostituisce né la mammografia né la biopsia mammaria.




