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In futuro un semplice esame del sangue potrebbero predire il rischio di cancro al seno due anni prima che si manifesti. Questo grazie alla scoperta da parte di un gruppo di ricercatori del Leiden University Medical Center, nei Paesi Bassi, di sei proteine nel sangue che variano in base al rischio cancro. La scoperta, presentata in occasione della European Breast Cancer Conference, apre la strada a una nuova strategia mirata alle pazienti considerate ad alto rischio. Il lavoro rientta nel progetto chiamato “Trial Early Serum Test Breast cancer – TESTBREAST”, che è stato avviato nel 2011 dagli scienziati Rob Tollenaar e Wilma Mesker.

A causa dell'abitudine di ascoltare la musica a volume alto, fino a 1,35 miliardi di adolescenti, ventenni e trentenni rischiano di perdere l'udito molto prima dell'età pensionabile. E' l'allarmante conclusione a cui è giunto uno studio condotto dalla Medical University of South Carolina e pubblicato sulla rivisita BMJ Global Health. I ricercatori hanno concentrato la loro attenzione sull'ascolto non sicuro di musica tramite cuffie e auricolari attaccati a smartphone o altri apparecchi tecnologici, non che all'esposizione che avviene in alcuni luoghi di intrattenimento come bar, concerti, discoteche.

In un futuro i pazienti affetti da paralisi e difficoltà motorie potranno essere in grado di controllare la propria sedia a rotelle grazie a un semplice comando mentale. A rendere possibile questa straordinaria innovazione è la tecnologia sviluppata da un team di scienziati dell’Università di Padova e dell’Università del Texas ad Austin in un lavoro pubblicato sulla rivista iScience. La tecnologia è stata testata con successo in Germania su tre pazienti affetti da tetraplegia. “Uno dei punti di forza del nostro sistema – spiega Luca Tonin, ricercatore presso l’Università di Padova e coautore dello studio – è la non invasività del metodo. Abbiamo utilizzato un’interfaccia cervello-macchina in grado di decodificare i segnali del cervello attraverso una semplice cuffia da indossare sul capo. La tecnologia con interfaccia cervello-macchine, già in uso da molti anni, permette di raccogliere informazioni che possono essere commutate in comandi per la carrozzina”.

L’esposizione alle polveri sottili durante la gravidanza si associa a un aumento dei livelli circolanti di PCSK9, una proteina responsabile della regolazione del colesterolo “cattivo” LDL, determinando una riduzione dell’età gestazionale alla nascita e un aumento del rischio di ricorso al parto cesareo. La ricerca che ha portato a queste conclusioni è stata coordinata da Chiara Macchi, ricercatrice presso il Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari dell’Università degli Studi di Milano, che ha ricevuto di recente una borsa di studio nell’ambito del Prix Galien Italian 2022, un’iniziativa nata in Francia negli anni ’70 con lo scopo di valorizzare l’innovazione farmaceutica e la ricerca scientifica. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Environment International.

Le donne che da bambine sono state esposte ad alti livelli di piombo, per inalazione o per ingestione, possono presentare in anticipo i segni della demenza. Il piombo è presente nella benzina, nelle vernici o nelle tubature idrauliche. Per questo non è poco frequente essere vittime inconsapevoli di esposizioni anche pericolose. Uno studio della Sungkyunkwan University (Corea del Sud) e dell’Università del Minnesota (USA) ha dimostrato che esiste il legame importante tra esposizione a piombo durante l'infanzia e minor capacità cognitiva. I risultati delle loro scoperte sono stati pubblicati sulla rivista Science Advances.

Per la prima volta è stata individuata la combinazione di alterazioni genetiche necessaria al melanoma, il tipo più diffuso di tumore della pelle, per promuovere la crescita e la replicazione delle cellule malate. A riuscire in questa impresa, aprendo la strada a nuovi approcci per ridurre la mortalità del melanoma, è stato un gruppo di scienziati della School of Medicine dell’Università di Pittsburgh in uno studio pubblicato sulla rivista Science.

Un nuovo nemico potrebbe rendere più difficile e complicata la guerra contro la malaria. Si tratta di Anopheles stephensi, una nuova “super zanzara” che minaccia l'Africa ed è legata all'insorgenza di nuovi casi. A lanciare l'allarme è stato uno studio condotto dai biologi dell’Armauer Hansen Research Institute di Addis Abeba (Etiopia) e pubblicato sulla rivista Nature. I risultati indicano che, con ogni probabilità, il focolaio di malaria recentemente scoperto a Dire Dawa, la seconda città più popolosa dell’Etiopia, ha origine dai parassiti trasmessi da Anopheles stephensi, una specie che fino a pochi anni fa non era presente in questo paese del Corno d’Africa o in qualsiasi altra parte del continente.

Un test genetico noto come CMA (Chromosomal Microarray Analysis) potrebbe aiutare a identificare alcune delle cause più comuni della sindrome della morte improvvisa del lattante (SIDS) e della morte improvvisa inspiegabile nell’infanzia (SUDC). Questo incoraggiante risultato emerge da uno studio, pubblicato sulla rivista Advanced Genetics, condotto dagli scienziati del Boston Children’s Hospital. Il team di ricerca ha impiegato l’approccio CMA per testare campioni di 116 neonati e bambini fino a 28 mesi deceduti in modo improvviso e apparentemente inspiegabile.

Per la prima volta al mondo due esseri umani hanno ricevuto una trasfusione di sangue creato in laboratorio. Ad annunciarlo è stato un gruppo di ricercatori di Bristol, Cambridge, Londra e del NHS Blood and Transplant. Ai volontari che hanno preso parte al progetto britannico sono state trasfuse solo piccole quantità di sangue artificiale, equivalenti a circa due cucchiaini, con lo scopo di osservare la reazione dell’organismo. L’obiettivo finale è di produrre gruppi sanguigni vitali, ma ultra-rari, che non sono di facile reperimento, ma che sono necessari per i pazienti che dipendono da regolari trasfusioni sanguigne per malattie come l’anemia falciforme.

Il caro vecchio cruciverba è lo strumento migliore per aiutare gli anziani con lieve deterioramento cognitivo a migliorare il funzionamento della memoria. Molto più dei moderni videogiochi, A decretarlo è stato un gruppo di scienziati della Columbia University (https://www.cuimc.columbia.edu/) e della Duke University in uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista New England Journal of Medicine Evidence. Nonostante i cruciverba siano ampiamente utilizzati da moltissimo tempo, non sono stati studiati sistematicamente nel contrastare il decadimento cognitivo lieve, che è associato ad un alto rischio di demenza, compresa la malattia d'Alzheimer.

Due minuti al giorno, purché siano intensi. Tanto basta per beneficiare dell'effetto "scudo" dell'attività fisica contro il rischio di morte. O almeno questo è quanto ha dimostrato un gruppo di scienziati dell'Università di Sidney in uno studio pubblicato sull’European Heart Journal. I ricercatori hanno quindi concluso che piccole dosi di esercizio fisico, un totale di soli 15 minuti a settimana, possono fare la differenza per la salute di una persona. “La mancanza di tempo è l’ostacolo più comunemente segnalato da chi vorrebbe allenarsi di più – afferma Matthew Ahmadi, tra gli autori dello studio –. Il nostro lavoro suggerisce però che bastano due minuti al giorno di attività intensa per ridurre significativamente il rischio di morte prematura”.

È in quelle piccole vescicole lipidiche chiamate esosomi che potrebbe celarsi il mistero del perché l'herpes zoster aumenti il rischio di avere un ictus. A scoprirlo è stato un gruppo di ricercatori dell’Anschutz Medical Campus dell’Università del Colorado, in uno studio pubblicato sulla rivista The Journal of Infectious Disease. Gli esosomi sono piccole "navicelle" che trasportano proteine ​​​​e informazioni genetiche tra le cellule e i risultati del nuovo studio mostrano che possono essere determinanti sugli effetti a lungo termine del cosiddetto Fuoco di Sant'Antonio.

A tre anni d'età non si è troppo grandi per smettere di schiacciare un pisolino il pomeriggio. Interrompere questa sana abitudine, infatti, potrebbe compromettere lo sviluppo del cervello. Questo è quanto teorizzato da un gruppo di specialisti in uno studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences. Secondo questa teoria il pisolino metterebbe in gioco diversi meccanismi di bio-regolazione. I loro studi si sono concentrati principalmente sull'ippocampo, l'area del cervello responsabile della memoria.

Rendere i prodotti alimentari più sicuri per la nostra salute. E' questo l'obiettivo di un trattamento innovativo e a basso costo in grado di uccidere i batteri. Sviluppato dai ricercatori dell'ENEA, grazie ai fondi del 5 per Mille alla ricerca scientifica, il nuovo metodo è stato pubblicato sulla rivista Foods. Alla base del nuovo trattamento troviamo l’olio essenziale di origano, noto per i suoi effetti antimicrobici contro diversi batteri, in particolare Escherichia coli.

Un sorriso finto è meglio di nulla. Almeno secondo uno studio internazionale, a cui hanno preso parte due italiani dell’Università Ca’ Foscari Venezia e dell’Università Magna Graecia di Catanzaro. I risultati, pubblicati sulla rivista Nature Human Behavior, indicano che mimare un sorriso alzando gli angoli della bocca, contraendo le guance e socchiudendo gli occhi influenzerebbe la nostra esperienza emotiva in positivo. La ricerca costituisce il più recente tassello nella comprensione delle emozioni umane.

Non solo conseguenza psicologiche, ma anche veri e propri danni fisici. I videogiochi possono essere molto pericolosi per i bambini. Uno studio condotto dagli scienziati Sydney Children’s Hospitals Network, in Australia, ha scoperto che i videogame possono provocare aritmie cardiache potenzialmente letale nei bambini predisposti alla problematica. I risultati dello studio, pubblicato sulla rivista Heart Rhythm, confermano che i videogiochi non sono certamente innocui, specialmente per i più piccoli.

La combinazione di giochi online e di una debole stimolazione transcranica con corrente continua è in grado di contrastare e rallentare il declino della “memoria di lavoro”. A mettere a punto questo nuovo approccio, dimostrando che funziona, è stato un gruppo di ricerca composto da scienziati e scienziate e clinici dell’Università di Trento, della University of Birmingham (UK) e della Dalhousie University in Nuova Scozia, (Canada). I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Frontiers in Ageing Neuroscience. La “memoria di lavoro” è fondamentale nello svolgimento delle attività di ogni giorno, perché consente alle persone di interagire con l’ambiente in modo efficace ed efficiente. Purtroppo però questa forma di memoria peggiora con l’età e causa difficoltà quotidiane nelle persone con malattia di Parkinson, demenza e in quelle che sono sopravvissute a un ictus.

Un vero e proprio bollettino di guerra. È in questo modo che si può definire il pesante tasso di mortalità associato alla resistenza antimicrobica. Il bilancio delle vittime è salito vertiginosamente, fino a superare 1 milione di morti. Questo allarmante quado emerge da uno studio condotto dagli scienziati dell’Institute for Health Metrics and Evaluation presso la School of Medicine dell’Università di Washington, l’Oxford Center for Global Health Research e del Center for Tropical Medicine and Global Health. I risultati, pubblicati sulla rivista The Lancet Global Health, sottolineano l'esigenza di agire subito contro questa emergenza.

Una solo porzione di salmone alla settimana nei soggetti di mezza età riduce il rischio di perdita di memoria. È il suggerimento emerso da un studio dell'Health Science Center dell’Università del Texas a San Antonio, pubblicato sulla rivista Neurology. I ricercatori hanno misurato il livello di acidi grassi omega-3 nel sangue di volontari con un'età intorno ai 40 e i 50 anni. Questi provengono principalmente dal consumo di pesce grasso come salmone, sgombro, aringa e sardine, anche se le persone possono ottenerli anche dagli integratori.

L'inquinamento è in grado di attraversare il pancione di una donna incinta. Uno studio condotto dagli scienziati dell’Università di Aberdeen, nel Regno Unito, e dell’Università di Hasselt, in Belgio, ha scoperto che particelle di inquinamento atmosferico possono raggiungere i bambini nel grembo materno passando attraverso il flusso sanguigno della madre. Le nanoparticelle passano dalla placenta fino a raggiungere gli organi in via di sviluppo del feto entro le prime 12 settimane. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Lancet Planetary Health.